Torniamo al Signore, nostro Dio!

Un giorno una parola – commento a Gioele 2, 13

Il Signore è misericordioso e pietoso, lento all’ira e pieno di bontà, e si pente del male che manda 

Gioele 2, 13

Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi

I Tessalonicesi 5, 9-10

«Il giorno del Signore viene, è vicino, (…) è grande e davvero terribile! Chi potrà sopportarlo?» (2, 1.11). Così annuncia il profeta Gioele agli abitanti di Gerusalemme. Sembra di sentire i versi del Dies Irae, il cantico medievale di Tommaso da Celano, musicato in tante versioni, fino ai giorni nostri, che attinge ampiamente alle espressioni di quel libro profetico. Il breve libro di Gioele è un potente grido di allarme rivolto al paese di Giuda. Le immagini usate sono da subito sconcertanti, e per un capitolo e mezzo non s’incontra che spavento e desolazione: Dio è presentato come una furia che, mediante un esercito potente e numerosissimo, distrugge il suo popolo peccatore, insieme a ogni risorsa del paese in cui esso abita: «Prima di lui, il paese era come il giardino dell’Eden; dopo di lui, è un deserto desolato» (2, 3).

Oggi il grido di allarme per un giorno “grande e terribile” che sta per abbattersi sull’intero pianeta risuona per l’umanità nel suo complesso, riguardo al rapido esaurimento delle risorse planetarie e al devastante inquinamento, dovuti alla enorme crescita della popolazione umana e del volume delle sue attività produttive. La totale irresponsabilità con cui tutto questo è avvenuto, in una sorta di delirio collettivo di onnipotenza sordo agli allarmi lanciati già dagl’inizi degli anni Settanta del secolo scorso, ci porta ora a dover pagare il conto di questo dissennato sviluppo.

Ma proprio al culmine delle immagini devastanti, il Signore, per bocca di Gioele, dice al suo popolo: «Tornate a me con tutto il vostro cuore. (…) Tornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira e pieno di bontà» (2, 12.13). Se torniamo a lui pentiti, «con digiuni, con pianti e con lamenti», come dice Gioele – cioè cambiando radicalmente il nostro pretenzioso sistema di sviluppo – il Signore, che si pente del male deciso, non ci farà mancare la sua bontà, per sua misericordia, come la concesse a Israele, e la assicura a noi in Cristo Gesù.

 

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