Appello di scienziati e leader religiosi: salviamo la nostra casa comune

Rappresentanti di tutte le religioni firmano in Vaticano un appello congiunto in vista della Conferenza sul clima. «Abbiamo ereditato un giardino: non dobbiamo lasciare un deserto ai nostri figli»

«Abbiamo ereditato un giardino: non dobbiamo lasciare un deserto ai nostri figli». Il duro avvertimento è stato al centro di un appello congiunto dei leader di tutte le comunità religiose del mondo che si sono riuniti in Vaticano il 4 ottobre, in vista del vertice Onu sul clima che si aprirà a Glasgow alla fine del mese. L'appello evidenzia il consenso tra gli scienziati sulla necessità di un'azione urgente per limitare l'aumento della temperatura terrestre a 1,5 gradi, al fine di evitare una catastrofe climatica.

Il segretario generale della Federazione luterana mondiale (Lwf), il pastore Martin Junge e il vescovo Frederick Shoo della Chiesa evangelica luterana in Tanzania (Elct) sono stati tra i 40 leader religiosi di tutto il mondo che si sono uniti a papa Francesco nella firma dell'appello ai governi e decisori, esortandoli a intraprendere azioni più ambiziose e a cooperare in modo più efficace per ridurre il riscaldamento globale.

L'incontro, intitolato "Faith and Science: Towards COP26" (Fede e Scienza: verso la Cop26), è stato il culmine di mesi di incontri online tra i leader religiosi e i massimi scienziati del clima. L'evento è stato organizzato dal Vaticano, in collaborazione con le ambasciate britannica e italiana, con l'obiettivo di mobilitare le comunità di fede di tutto il mondo. C'è stata anche una cerimonia simbolica di piantumazione di alberi: ogni leader religioso ha aggiunto una manciata di terra a un ulivo, da piantare nei giardini vaticani.

Rappresentanti della Muslim World League, della Chiesa copta ortodossa e del panorama buddista hanno firmato la dichiarazione congiunta. All'iniziativa interreligiosa hanno preso parte anche membri della Pentecostal World Fellowship, del Comitato ebraico internazionale per le consultazioni interreligiose, Ioan Sauca, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese e Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, primus inter pares della chiesa ortodossa.

All'evento ha partecipato anche il gran imam di Al-Azhar, Ahmad Muhammad El-Tayyeb, con il quale papa Francesco ha cofirmato nel 2019 un documento che promuove la tolleranza religiosa e la fraternità, mentre il metropolita Hilarion ha rappresentato la Chiesa ortodossa russa.

Parlando a nome della comunione globale delle chiese luterane, Junge ha affermato che l'appello congiunto invia un messaggio chiaro: «le persone di buona volontà di ogni settore della società possono unirsi, agire, lavorare insieme, ora». A poche settimane dalla COP26, ha affermato, «siamo uniti nel nostro appello alla comunità degli Stati: garantire che le emissioni siano sostanzialmente ridotte, proteggere e sostenere i più vulnerabili».

Junge ha affermato che la Federazione luterana si impegna a fornire alle chiese membro «le risorse spirituali e teologiche per ispirare l'azione per affrontare il cambiamento climatico e per sostenere le comunità colpite da disastri legati al clima». Inoltre, ha proseguito, la Lwf si impegna ad «approfondire la cooperazione ecumenica e interreligiosa esistente» e ad «amplificare e promuovere le voci dei giovani e sostenere i leader della chiesa nel sostenere la giustizia climatica».

Il vescovo Shoo della Tanzania, invitato per il suo lavoro pionieristico per combattere il cambiamento climatico, ha ricordato di esser stato soprannominato "il vescovo degli alberi" per i suoi sforzi nel mobilitare le comunità locali nel piantare alberi sulle pendici del Monte Kilimangiaro. Ha ricordato le parole di Martin Lutero: « Anche se sapessi che domani il mondo finisse, pianterei lo stesso nel mio giardino un albero di mele». Ha concluso con un appello ai capi di governo: «Salviamo la nostra casa comune, prima che sia troppo tardi».

L'appello congiunto è stato firmato da leader cristiani delle tradizioni ortodossa, cattolica, anglicana, protestante e riformata, insieme a rappresentanti delle comunità di fede ebraica, musulmana, buddista, sikh e giainista. Altri leader religiosi, impossibilitati a partecipare all'incontro, hanno inviato videomessaggi, mentre all'incontro ha preso parta anche una giovane italiana, Federica Gasbarro, in rappresentanza dei delegati dell’ incontro di Giovani per il clima svoltosi a Milano la settimana precedente.

La dichiarazione è stata consegnata da papa Francesco al politico britannico Alok Sharma, presidente del vertice Cop26, e al ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio. Il Regno Unito e l'Italia organizzano congiuntamente il vertice a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre. La Lwf sarà rappresentata all'incontro da una delegazione di giovani attivisti per il clima provenienti da diverse regioni, insieme ai suoi esperti di giustizia climatica e advocacy globale.

L'appello mette in luce l'interdipendenza tra le persone e il pianeta, sottolineando la necessità di «più profonda solidarietà di fronte alla pandemia globale» e alla crescente crisi climatica. Rileva che le persone più povere, in particolare donne e bambini nei paesi più vulnerabili, sono le più colpite dalla crisi e chiede un cambiamento dell'attuale narrativa dello sviluppo economico. «Non siamo padroni illimitati del nostro pianeta e delle sue risorse», afferma la dichiarazione. «Siamo custodi dell'ambiente naturale con la vocazione a prendersene cura per le generazioni future e l'obbligo morale di cooperare alla guarigione del pianeta».

 

 

Photo: Vatican Media

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