Siamo allo stesso tempo collaboratori e opera di Dio

Un giorno una parola – commento a I Corinzi 3, 9
 

«Sii forte, popolo tutto del paese!», dice il Signore. «Mettetevi al lavoro! Perché io sono con voi»
Aggeo 2, 4

Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio
I Corinzi 3, 9

Il versetto completo di I Corinzi 3, 9 recita: Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. Ho voluto riportarlo per intero perché contiene un concetto che voglio riprendere: noi siamo allo stesso tempo collaboratori e opera di Dio. È una chiave esistenziale fondamentale. I nostri disperati e spesso goffi tentativi di essere operai nella vigna del Signore, se non vogliono divenire fallimenti disastrosi, debbono partire dalla consapevolezza che, prima di essere lavoratori per Dio, siamo il suo campo, il suo edificio. Riportati alla nostra giusta dimensione di mattone, di zolla, possiamo agire con maggior serenità, sfuggire alle grinfie del nostro ego, confrontarci serenamente con i fallimenti e, quello che a volte è più difficile da fare, con i successi. Sapere di essere polvere, di passare, ci riporta a una nostra dimensione più umana, di creature. E se Dio ha visto in noi proprio quel mattone, proprio quella zolla, bene, dobbiamo pur avere qualcosa di speciale, se non altro l’impronta del suo amore. Operai sempre perfetti o sempre convinti o tenuti ad esserlo, non si possono e non si vogliono confrontare con una realtà complessa, difficile da comprendere, quasi sempre contraddittoria, come è quella della vita in cui siamo immersi. Se hanno fortuna finiscono per andare in pezzi come mattoni malamente cotti da un fuoco troppo forte. La zolla del Signore resta tale e germoglia. Chi resta polvere della creazione, segue il vento dell’amore di Dio e brilla nella sua luce, qualsiasi posto gli sia toccato in sorte.

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