Esercitare l’agàpe divino

Un giorno una parola – commento a Filippesi 1, 9

Chi è l’uomo che teme il Signore? Dio gl’insegnerà la via che deve scegliere
Salmo 25, 12

E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento
Filippesi 1, 9

Le preghiere dell’apostolo Paolo ci rimandano quasi sempre all’universo dei saggi di Israele, a libri come Proverbi, Giobbe, Ecclesiaste, ecc. In questa preghiera che è riportata nei versetti proposti dal Lezionario per la giornata di oggi, l’Apostolo chiede che l’amore dei filippesi, che si evidenzia nelle cure e sussidi con cui sostengono Paolo nella sua prigionia, possa abbondare sempre più in “conoscenza e ogni discernimento”. Queste due caratteristiche “epignosei e pase aisthesei” non le associamo normalmente con l’amore, le cui qualità sono perlopiù associate a emozioni e sentimenti. Dobbiamo dunque rivolgerci alla sapienza di Israele, ai principi della santa Torah, che non è mai legge ma istruzione, insegnamento, guida, per capire il senso di questa preghiera di Paolo. Le domande a cui cerchiamo risposta sono due: in cosa dovrebbe abbondare l’amore dei filippesi? Quale totalità dovrebbe essere in grado di discernere? La terza domanda sarebbe implicita, e ciascuno dovrebbe trovare la risposta indagando sulla qualità del proprio agape.

Quando si parla di agape in Paolo dobbiamo ricordare che lui fa riferimento alla “vita stessa di Dio che scorre nella comunità”, dalla sua abbondanza dipende la qualità della vita comunitaria nell’agape divino. Prima, l’Apostolo ha ringraziato perché l’agape è presente tra i filippesi, rendendo densa e vera la loro esperienza di fede. Ora la preghiera è perché nel crescere o abbondare sempre più essi siano in gradi di discernere e di conoscere la totalità delle esigenze imposte dall’agape in ogni situazione che vivranno, esigendo da parte loro risposta nell’esercitare l’agape divino che scorre in loro e tra loro rendendolo vero.

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