Una chiesa che vuole andare avanti

Nell’ultima giornata di lavori, il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi ha discusso ancora di temi di attualità e della riorganizzazione della chiesa

Rush finale per l’assemblea del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, ieri mercoledì 25 agosto. Una giornata intensissima, in cui oltre a eleggere i membri dei massimi organi collegiali (qui l’articolo dell’agenzia stampa Nev) sono stati votati diversi ordini del giorno presentati nei giorni precedenti.

Come avevamo anticipato qui, si trattava di quattro proposte presentate da membri del Sinodo (necessarie almeno dieci firme), quindi in un certo senso partite “dal basso”, tre delle quali, su temi di fortissima attualità, sono state approvate a larga maggioranza.

Riguardavano, in particolare: la denuncia delle violenze arbitrarie compiute nelle carceri e la difesa delle garanzie dei detenuti; il sostegno alla proposta di candidare l’ong Emergency al Premio Nobel per la Pace; il sostegno alle persone e alle famiglie colpite dalla attuale crisi economica e lavorativa.

Quest’ultimo atto, in particolare, apprezzando l’iniziativa della Tavola valdese di destinare a questo ambito una parte importante di quanto rimasto del “Fondo Emergenza Coronavirus”, invita le chiese a farsi promotrici di progetti di diaconia comunitaria per venire incontro alle situazioni critiche nei loro territori.

Respinto invece, forse anche per la mancanza di un adeguato dibattito a causa dei tempi molto ristretti, l’atto sui predicatori locali, figure fondamentali di supporto e talvolta di “supplenza” dei pastori in mancanza di questi ultimi, una situazione denunciata in più di un intervento nel corso di questo Sinodo.

Era prevista anche la messa in votazione di altri due ordini del giorno particolarmente sentiti, relativi alla crisi in Afghanistan e ai Corridoi umanitari. Anche in questi casi, l’approvazione a larghissima maggioranza testimonia l’attenzione su questi temi.

Il primo, presentato dalla pastora Letizia Tomassone, intende guardare il problema con una prospettiva più ampia, non limitata alla sola accoglienza. Come ha spiegato Tomassone, i Corridoi umanitari non sono la soluzione a tutto, non bisogna dimenticare le persone che vogliono (o sono costrette) continuare a vivere nei loro paesi. Si esorta quindi la Tavola a sostenere, come peraltro già sta facendo tramite diversi progetti otto per mille, le organizzazioni che operano in quei territori difficili.

Il secondo ordine del giorno, presentato invece dalla Commissione d’esame su mandato sinodale, sottolinea la possibilità di aprire corridoi da altri paesi in emergenza. Apprezzando l’apertura del nuovo corridoio umanitario con la Libia, e la firma del terzo protocollo (della durata di due anni) per i profughi in Libano, richiama implicitamente situazioni critiche come la Bosnia, su cui peraltro si sta già lavorando. Anche in questo caso è presente l’invito alle chiese a impegnarsi creando o sostenendo reti di solidarietà a livello locale per aiutare le persone in fuga da guerra e oppressione.

Altri temi più interni hanno poi riguardato la collaborazione fra chiese battiste, metodiste e valdesi (bmv) e proprio in questo contesto è stato inserito il tema Claudiana/Riforma-L’Eco delle valli valdesi (rimandato da lunedì mattina): le realtà della casa editrice e del giornale ben esprimono la collaborazione fra le tre denominazioni, ormai fattiva anche a livello di chiese locali (oltre che di federazioni, pensiamo alla Federazione giovanile evangelica italiana); tuttavia, a parte l’approvazione dell’atto che ricorda il percorso di preparazione della prossima Assemblea-Sinodo prevista per il 2022, non è scaturito dibattito, e questo è un dato su cui riflettere.

Ricordiamo infine il ricco ordine del giorno presentato da un’apposita commissione, che ha raccolto gli stimoli della discussione sul tema “vita delle chiese” della prima giornata: gli aspetti positivi e negativi della situazione in cui le chiese si sono trovate in seguito alla pandemia di Covid-19, che hanno dato un nuovo orientamento alla riflessione avviata nel settembre 2019 dalla Tavola valdese sui punti di forza e di debolezza delle nostre strutture ecclesiastiche. Messe alla prova dalle difficoltà della pandemia, ma anche stimolate a usare nuovi strumenti, le chiese hanno imparato nuovi modi di “essere chiese”, in un certo senso ad andare “verso una chiesa senza confini” (espressione con cui è stato presentato il documento). La necessità di una riforma si pone in particolare in tre ambiti: formazione, evangelizzazione, organizzazione. Ma come affronteranno le chiese questo nuovo anno di attività che sta per cominciare?

 

Foto di Samuele Revel

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