La Fraternità delle Chiese Battiste di Cuba rifiuta le violenze

In una dichiarazione ufficiale la Fibac esprime preoccupazione per le manifestazioni violente in corso e denuncia ancora una volta l’embargo che gli Usa mantengono nei confronti del Paese

Il 16 luglio scorso la Fraternità delle Chiese Battiste di Cuba (Fibac) – nata nel 1989, che si caratterizza per la visione biblico-teologica progressista, ecumenica, impegnata nel lavoro sociale; la Fibac è l’unico gruppo di battisti a Cuba che accetta l’ordinazione delle donne al ministero pastorale – ha pubblicato una dichiarazione pubblica nella quale si esprime la profonda preoccupazione per gli eventi accaduti nel Paese a partire da domenica 11 luglio, che aggiungono incertezza alla già complessa situazione che il Paese sta vivendo per il crescente impatto del Covid 19, per gli effetti prodotti dalla crisi economica, e per la carenza di cibo e medicinali.

Pur riconoscendo il diritto di ogni persona di esprimere liberamente il proprio pensiero, la Fraternità delle Chiese Battiste rifiuta le manifestazioni di violenza che minacciano l’integrità delle persone e dei beni dello Stato, anch’essi di proprietà pubblica.

«Comprendiamo – si legge nella dichiarazione – che la più grande preoccupazione siano la difesa e la cura della vita di fronte alla difficile situazione sanitaria che ci colpisce. Incoraggiare manifestazioni pubbliche in queste circostanze è un segno di irresponsabilità civica, che genera situazioni che contravvengono all’appello alla cura reciproca e alla disciplina sociale come fattori essenziali per superare questa crisi.

Incoraggiamo e apprezziamo i grandi sforzi che continuano a fare gli attori della sanità pubblica, le risorse che lo Stato continua a destinare per contenere questa malattia, nonché le iniziative di chiese, organizzazioni ecumeniche e altri attori della società civile per sostenere questa battaglia per la vita in quei luoghi dove la situazione sanitaria è più complessa.

Denunciamo ancora una volta il crudele e ingiusto blocco economico, finanziario e commerciale che gli Stati Uniti mantengono nei confronti del nostro Paese, causa delle numerose limitazioni imposte al nostro sviluppo, limitazioni che si stanno acuendo nell’attuale situazione di pandemia. Allo stesso modo, apprezziamo il sostegno e le preghiere di persone, chiese e organizzazioni di ispirazione cristiana di varie parti del mondo a favore del benessere del popolo cubano e della testimonianza delle nostre chiese.

Chiediamo alle nostre autorità di promuovere un dialogo rispettoso con tutti i settori del Paese che, in un quadro costituzionale, esprimono la loro visione e preoccupazione per le situazioni che ci riguardano oggi come popolo e cercano quindi soluzioni comuni alle sfide del tempo presente per continuare a costruire una nazione migliore, cercando “tutta la giustizia possibile”.

Allo stesso modo, rifiutiamo le proposte che implicano un intervento straniero nel nostro paese sotto qualsiasi slogan che sembra offrire una soluzione migliore ai nostri conflitti. I nostri problemi vanno risolti in casa, con il contributo di chi la ama e comprende che tanti cambiamenti sono e saranno necessari per preservare la vita, il bene comune, la sicurezza e la pace.

Incoraggiamo il popolo cristiano cubano a continuare a pregare per il benessere della nostra nazione, a continuare ad accompagnare le persone e le famiglie vulnerabili, a mantenere un comportamento responsabile in mezzo alla situazione pandemica, a contribuire al dialogo, alla solidarietà sociale e alla costruzione di una cultura della pace come alternativa ad ogni manifestazione di violenza e risentimento.

Continuiamo a testimoniare il Regno di Dio e la sua giustizia. Il Vangelo di Gesù è amore, gioia, speranza e vita piena per tutto il creato».

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