La “mission” di lavorare per il bene pubblico

Fede e passione civile nell'autobiografia di Barack Obama

Ottocento pagine piene di riflessioni e avvenimenti, ma che si leggono come un romanzo, questa autobiografia di Barack Obama, 44° presidente degli Stati Uniti eletto per due mandati, dal novembre 2008, premio Nobel per la pace nel 2009. E, fin dall’inizio, ci sono gli elementi fondamentali del suo percorso di vita, nel titolo stesso*, ripreso da uno spiritual afroamericano: «Oh, vola e non stancarti,/ vola e non stancarti,/ vola e non stancarti,/ C’è un grande raduno nella Terra Promessa»: la fede, la “negritudine”, il popolo. Una religiosità raccontata nell’ambiente multireligioso della sua infanzia, e anche attraverso gli insegnamenti di alcuni pastori e teologi, che lo porterà ad aderire infine alla United Church of Christ dalle antiche radici puritane, rifondata nel 1957 con calvinisti e luterani, per impulso del grande teologo Reinhold Niebuhr, il cui pensiero fu fondamentale per il giovane Obama, insieme all’esempio di Martin Luther King1. E poi c’è la dedica, altrettanto significativa, alla famiglia: «A Michelle, mio amore e compagna di vita/ e a Malia e Sasha, la cui luce abbagliante fa scintillare ogni cosa».

Tutti questi elementi continuamente si intrecciano, ora più ora meno evidenziati, ma espressi con straordinaria sincerità. Obama non è soltanto un politico che fa una strepitosa carriera – anche se ci conduce passo passo a conoscerne la fatica e le conquiste –, è un giovane uomo che prende coscienza progressivamente della sua mission, e vi si dedica completamente – con passione e con cervello –, dotato anche di una buona cultura e di un’ottima capacità di comunicare e coinvolgere.

Con onestà intellettuale e anche con umorismo ci conduce nei complicati meandri della vita politica, con le battaglie e le sconfitte, con le responsabilità e le preoccupazioni, con le rinunce e i condizionamenti sul piano personale, della sua intimità e dei suoi affetti, con le alleanze e le opposizioni, le necessarie mediazioni, i piani di intervento. Conosciamo così da vicino i personaggi che abbiamo imparato a vedere dai media, come la straordinaria Nancy Pelosi, lo stesso Joe Biden, Hillary e Bill Clinton, Ted Kennedy, tanto per citare i più importanti. Vediamo Obama in azione con il suo staff, sia in interminabili campagne elettorali sia poi coadiuvato come presidente: e i rapporti di cameratismo e di amicizia che si creano nel tempo, insieme alla condivisione di stanchezze, timori, gioie, vittorie.

Obama sente le gravi responsabilità e i dilemmi, che spesso confliggono nel suo animo, in particolare per la pace, per l’ambiente, per la salute, per la giustizia sociale, per non dimenticare i più poveri. Sente in continuazione di dover tenere fede il più possibile ai programmi espressi in campagna elettorale, e ci conduce – senza nascondere persino nomi e cognomi di amici e avversari – in delicatissime opzioni, che ci portano a interrogarci e a prendere coscienza anche noi della difficoltà di scegliere. Ma ci comunica pienamente la validità degli orizzonti ideali a cui fa riferimento, e in particolare, nonostante la consapevolezza delle pecche storiche e del presente, che egli stesso si trova ad affrontare e a cercare di ridurre nelle conseguenze, il suo incondizionato amore per l’America e per la democrazia, alle quali dedica tutta la sua vita.

* Barack Obama, Una terra promessa. Milano, Garzanti,2020, pp.848, euro 28,00.

1. Giorgio Bouchard, La fede di Barack Obama. Quando la religione non è oppio, introduzione di Bartolo Gariglio, Claudiana, 2009.

 

Foto: Marc Nozell from Merrimack, New Hampshire, USA

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