L’amore di Dio.

Un giorno una parola – commento a I Giovanni 5, 3

Ti ho cercato con tutto il mio cuore; non lasciare che mi allontani dai tuoi comandamenti
Salmo 119, 10

Perché questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi
I Giovanni 5, 3

Un giorno Gesù disse: «Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero» (Matteo 11, 30). 

Non a caso Gesù fece ricorso alla metafora del giogo: questa esortazione era rivolta alla folla dei Giudei che lo seguiva.

I Giudei, un popolo “dal collo duro”, recalcitrante, non incline alla correzione, indomabilmente refrattario nell’adeguarsi alla volontà di Dio. Ben sette volte l’Antico Testamento riconosce questa poco onorevole qualità al cosiddetto popolo eletto.

L’epiteto resisteva anche durante e dopo i tempi di Gesù: “Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi” (Atti 7, 51). Essere “incirconcisi di orecchi” equivaleva a dire “popolo che non si arrende nel farsi servo del Signore”. 

Ecco il nocciolo: Israele non esercitava più la pietas. Non vi era più timore di Dio, e quella Legge di cui tanto ci si vantava, si era ormai svuotata fino ad essere un inutile orpello religioso, e spesso era usata come pietra d’inciampo a discapito dei più deboli.

L’antidoto proposto da Gesù, altro non era che l’Amore di Dio, quello con la A maiuscola. Gesù invitava tutti e tutte ad orientare la vita sulla bussola dell’amore rigenerante di Dio, un amore trasformante che avrebbe tratto fuori l’umanità intera dalle secche di una sterile religiosità.

Se regna l’Amore, la Legge è superflua: io non rubo, non ammazzo, non dico il falso non per paura di cadere nelle maglie della Legge, ma perché l’Amore mi convince di peccato, facendomi capire che l’altro è uguale a me e, pertanto, va solo amato.

Al Calvario, Gesù si caricò di uno spregevole ed umiliante giogo per alleggerire il nostro…

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