Il Vangelo secondo Erri De Luca

Un autore non credente, ma non ateo, letto attraverso gli occhi di uno scrittore protestante

Un libro espressamente richiesto dalla casa editrice Claudiana per arricchire la collana dedicata di quella che viene definita pop-theology. Una finestra attraverso cui, chi non passa abitualmente nella sezione libraria dedicata alla fede e alle religioni, può infilarsi per trovare un appiglio familiare ed essere condotto nella riflessione spirituale. A partire, ovviamente, dal testo sacro cristiano.

L’autore è Luciano Zappella, docente di lettere, studioso del rapporto tra Bibbia e letteratura che ha già pubblicato, con la casa editrice Claudiana, Manuale di analisi narrativa biblica e  Bibbia e storia. Oggi presentiamo il suo ultimo lavoro: Il Vangelo secondo Erri De Luca.

Partendo dalla premessa richiesta della casa editrice, in particolare del direttore Manuel Kromer, l’autore racconta come nasce questo libro.

Racconta Zappella: «Mi ero già occupato, seppure in maniera limitata, di Erri De Luca: avevo scritto un articolo per una rivista biblica. La richiesta di Kromer mi ha costretto a leggere in maniera più sistematica l’opera di De Luca che è formata da libricini di dimensione esigua, ma sono tanti. È stata una full immersion che mi ha fatto scoprire una sorta di circolarità tra il De Luca lettore, il De Luca traduttore e il De Luca scrittore. Sono aspetti che si colgono e costituiscono l’elemento originale della sua scrittura. Il rischio è che, trattandosi di un autore vivente, non è molto facile parlarne perché non c’è la necessaria distanza critica. Anche se ci sono già diversi studi a lui dedicati, come si può vedere nella bibliografia in fondo al volume, curiosamente più numerosi in area francese che non italiana».

Oltre che vivente, De Luca ha speso molto tempo della sua vita e pagine dei suoi libri al suo rapporto con la fede e con la Bibbia. Questo che difficoltà ha aggiunto nella stesura del suo libro, che parla proprio di questo?

«La difficoltà è stata essenzialmente quella di tracciare un percorso. Proprio perché sono elementi intrecciati, soprattutto a beneficio del lettore che conosce poco o non conosce affatto De Luca, io ho ritenuto di prendere in considerazione le diverse facce di De Luca che, sia pure intrecciate, esigevano una trattazione specifica. Soprattutto per quanto riguarda il De Luca traduttore e il De Luca commentatore biblico. La difficoltà è stata questa. Oso sperare che questa sorta di stratificazione dell’insieme della sua opera emerga in maniera abbastanza chiara».

Dalle interviste di Erri De Luca, oltre che dai suoi libri, si intuisce un autore, un uomo, che nella Bibbia ha trovato casa. Come spiegherebbe questo senso di appartenenza legato alla Bibbia che traspare dalla sua opera letteraria e di esegeta?

«La Bibbia di per sé è un libro accogliente, nel senso che si presta a più letture e interpretazioni. De Luca ha scoperto la Bibbia per caso, e direi addirittura che non si capisce se è stato De Luca a scoprire la Bibbia o la Bibbia a scoprire De Luca. Sta di fatto che dopo questa scoperta la Bibbia è diventato il basso continuo, non soltanto della sua attività di scrittore, ma anche il libro che l’ha accompagnato nella sua umanità. Il fatto che lui si dichiari non credente ma non ateo, il che fa una bella differenza, gli ha consentito di accostarsi alla Bibbia con un occhio più libero; anche se poi la sua lettura non è selvaggia, tantomeno una lettura dissacrante o demitizzante. È invece una lettura che si inserisce in una tradizione che è quella ebraica, quella del midrash. Io dedico un capitolo a questo aspetto, e direi che, appunto nella Bibbia, De Luca trova le parole della sua esistenza e anche della sua scrittura. Due elementi che sono ovviamente strettamente uniti».

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