La morte di Gesù

Un giorno una parola – commento a Romani 8, 32

 

Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia
Michea 7, 18

Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 
Romani 8, 32

L’apparizione di Gesù ai discepoli come vivente, e perciò risorto, li aveva sconvolti forse più della sua morte, che la ragione poteva ben comprendere e accettare; non era stata una morte come tutte le altre, qual era il suo senso, che cosa c’era dietro? L’idea che Gesù Cristo sia morto come vittima offerta per il perdono dei peccati è una delle spiegazioni; non è, però, l’unica. Di facile comprensione, e non solo per gli Ebrei, dato che il sacrificio era comune a tutte le religioni del tempo, si riallaccia alla pratica dei sacrifici consolidata nella pratica rituale del tempio. Non è il caso di entrare nella questione se qui sia usato un linguaggio simile alla parabola, e sia implicito e necessario introdurre un “è come …” piuttosto che accontentarsi di un “è così”. Spesso, da parte dei non credenti, si contesta come crudeltà che Dio voglia la morte del proprio Figlio. Il rilievo, però, parte da un’ottica anacronistica, che giudica, cioè, con una sensibilità diversa, quella attuale. Data per scontata la pratica sacrificale, la morte di Gesù è interpretata come un sacrificio che sistema le cose fra gli uomini peccatori e Dio. Nessuno pagherà per la propria colpa con la morte. Non poteva Dio perdonare senza quel sacrificio? Per la mentalità dell’epoca, no. Ogni peccato, violando l’ordine naturale, metteva in pericolo l’equilibrio stesso della realtà e doveva tornare in qualche modo, ad opera della divinità, sul peccatore o sul suo gruppo familiare o sociale. La morte del colpevole evitava che derivassero conseguenze negative per tutti, rimettendo le cose in equilibrio il sacrificio otteneva lo stesso scopo, salvando il colpevole. In quest’ottica Dio libera l’uomo dalle conseguenze del peccato, offrendo egli stesso il sacrificio, non come se il creditore semplicemente rinunciasse al dovuto, quindi, ma come se pagasse egli stesso per il debitore, estinguendo il debito. 

Immagine: Antonio Begarelli (1499-1565), Dettaglio del gruppo scultoreo La Deposizione della croce nella chiesa di San Francesco (Reggio Emilia)

 

 

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