Loderò la parola di Dio

Un giorno una parola – commento a Salmo 56, 10

Loderò la parola di Dio; loderò la parola del Signore
Salmo 56, 10

Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi
II Timoteo 1, 14

Spesso si ha la netta sensazione che nell’Antico Testamento la Parola di Dio sia una realtà in qualche modo distinguibile da Dio stesso, anche se non separata né separabile da Lui. La Parola da Lui esce e a Lui ritorna, avendo compiuto ciò per cui era stata mandata (cfr. Isaia 55, 11). La creazione viene ad essere perché la Parola la trae dall’informe e vuoto che precede il “sia” creatore. Con la sua Parola, poi, Dio entra in rapporto con l’uomo in una relazione bidirezionale di comunicazione e comunione: Dio parla all’uomo nella Scrittura, l’uomo parla a Dio nella preghiera. Nella sua Parola Dio ci viene incontro e a noi si rivela, e questo avviene in modo unico e definitivo in Cristo, che dice: chi ha visto me, ha visto il Padre (Giovanni 14, 9). Cristo è la Parola di Dio venuta nel mondo e nella carne, fattasi così prossima all’uomo da averne assunto la natura: uomo come noi; non un uomo come noi. Certo udibile, visibile e tangibile (I Giovanni 1, 1) e distinguibile, nella sua umanità, dal Padre, ma, nella sua divinità, da Lui non separato, né separabile: Io e il Padre siamo uno (Giovanni 10, 30). La parola di Gesù ha l’autorità della Parola di Dio, è la Parola stessa di Dio: insegna, converte, comanda sulla natura e, a dispetto della spietata “pietà” dei legalisti, perdona i peccati, esorcizza, guarisce anche di sabato. È vero, né Dio né la sua Parola hanno bisogno della nostra lode, ma noi abbiamo bisogno di lodare Dio e la sua Parola, per ricordarci d’essere piccole creature, chiamate ad essere figli con la promessa indefettibile di un destino d’eternità e poter vivere già qui ed ora come figli e figlie, degni di un tale destino… Sì, loderò la parola di Dio; loderò la parola del Signore.  

Interesse geografico: