La montagna conquistata dagli sherpa

La splendida impresa dei dieci scalatori nepalesi che per primi hanno conquistato in invernale il K2 (Chogori) è il riscatto di una intera popolazione di faticatori

Sabato 16 gennaio 2021 si è chiuso un grande e importante capitolo della storia dell’alpinismo mondiale. Sul K2 (Chogori) si è infatti compiuta la prima salita invernale della montagna alta 8611, l’ultima dei “14 ottomila” a essere scalata nella stagione più difficile e fredda.

La corsa agli “ottomila” è iniziata fra le due guerre, anche se alcune spedizioni pionieristiche avevano già visitato le zone dei massicci dell’Himalaya e del Karakorum dove sono collocate le 14 montagne.

Nel secondo dopoguerra la corsa alla prima salita è diventato un motivo di orgoglio nazionale: i primi sono stati i francesi sull’Annapurna (nel 1950); poi Hillary (Nuova Zelanda) sull’Everest e gli italiani sul K2. Via a via le grandi nazioni (alpinisticamente parlando) hanno posto il sigillo alla conquista (come veniva chiamata allora) di un Ottomila (austriaci, svizzeri, inglesi, americani, tedeschi, giapponesi). Hanno chiuso la corsa i cinesi sul “loro” Ottomila, lo Shisha Pangma nel 1964.

Tutte imprese condite da tragedie e polemiche come si addiceva all’alpinismo del tempo. Avventura finita? Neppure per idea. Il mondo della montagna (dell’avventura in generale) riserva sempre nuove sfide. E allora è iniziata la corsa a salire tutte le 14 montagne: l’ha vinta nel 1986 l’italiano Reinhold Messner.

E poi ci sono state le invernali. Negli anni ’80 cadono ben sette vette, tutte a favore dei polacchi che trovano in questa esperienza estrema una forte rivincita, spesso con pochi mezzi ma molta passione e determinazione. Poi un lungo silenzio fino al 2005 quando l’italiano Simone Moro riapre la stagione delle prime invernali che si è chiusa sabato 16.

E a chiuderla sono stati gli ultimi per antonomasia di queste storie, i nepalesi. In 10, tutti insieme in vetta. Il Nepal (come il Pakistan) ha da sempre fornito manodopera a basso costo per le spedizioni del ricco occidente: per gli abitanti dei remoti villaggi delle valli himalayane il denaro degli alpinisti è manna dal cielo, che spesso permette una vita più dignitosa con pochi dollari o euro (mentre lo Stato si arricchisce con permessi di scalata che costano diverse decine di migliaia di euro…). Sono semplici portatori, cuochi, “postini”, addetti all’attrezzattura della via di salita con corde e scale, portatori di alta quota e alcuni anche guide.

Sempre comprimari eccetto alcuni casi come nella salita all’Everest, con Hillary toccò la vetta il “local” Tenzing Norgay. E questi lavoratori della montagna hanno sempre pagato a caro prezzo l’inutilità dell’alpinismo con fatiche estreme e decine di morti. Ma che i tempi fossero maturi per un mutamento radicale dei rapporti di forza lo si era visto l’anno scorso con l’impresa di Nimsdai Purja (anche lui in cima al K2), il gurka nepalese che ha salito i 14 Ottomila in soli sei mesi.

E poi è stata la volta del K2 in inverno. In un campo base estremamente affollato ben tre spedizioni diverse hanno deciso di unire le forze, forze esclusivamente nepalesi (italiani, spagnoli, islandesi, polacchi sono stati più in basso, forse toccherà a loro nei prossimi giorni; ma una tragedia si è consumata il giorno della vetta con la morte dello spagnolo Sergi Mingote, nella parte bassa della montagna).

E sono saliti con rispetto ma determinazione sulla montagna nonostante il freddo e il vento. E a 10 metri dalla cima hanno deciso di fermarsi e di aspettarsi per salire gli ultimi metri insieme, cantando l’inno nazionale nepalese e lasciando in secondo piano i sogni di gloria personali. E forse, per un momento, la (splendida) inutilità di questa attività si è trasformata in qualcosa di diverso, in motivo di riscatto di un intero popolo che ha dovuto sempre accontentarsi di posizioni di secondo piano e invece oggi è diventato il protagonista di un’impresa eccezionale, tentata da molti ma sempre fallita. Il senso profondo dell’avventura, dell’esplorazione dell’ignoto ha fatto un passo in avanti, concludendo un ciclo e aprendo nuovi orizzonti.

I nomi dei dieci scalatori: Nimsdai Purja, Mingma David Sherpa, Mingma Tenzi Sherpa, Geljen Sherpa, Pem Chiri Sherpa, Temba Sherpa, Mingma G,  Dawa Tenjin Sherpa, Kilu Pemba Sherpa e Sona Sherpa.

Foto di  Maria Ly, versante sud del K2, quello pakistano con lo Sperone degli Abruzzi, scalato dai 10 nepalesi

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