Un arco di tinte tra cielo e terra

Un giorno una parola – commento a Genesi 9, 13

Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra
Genesi 9,13

Troviamo una potente consolazione noi, che abbiamo cercato il nostro rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci era messa davanti
Ebrei 6, 18

Cosa ha di solido un arco di tinte tra cielo e terra? 

Il diluvio racconta della collezione di animali e arcobaleni ritagliati dai bambini, oppure la scena tragica dell’ira di un Dio che spazza via quasi tutte le creature per eliminare quasi tutta l’umanità (per la nostra indifferenza continuano ad affogare nel nostro mare persone non peggiori di noi!). Ma le due letture non ci dicono la storia per intero.

Qui Dio appende al cielo il suo arco di battaglia capovolto e rinuncia per sempre all’opzione della distruzione. Al culmine di una storia di crescente violenza, l’intero cosmo era stato gettato nel disordine. Dio si era rammaricato di aver fatto gli esseri umani e aveva mandato il diluvio, non per vendetta ma per mero dispiacere. Ora si pente e ricrea. Si tratta di un nuovo inizio: adesso stipula una nuova alleanza con tutto il suo creato, senza chiedere pareri o qualcosa in cambio, o porre condizioni. Il diluvio non è servito, non ha purificato il cuore umano dal peccato, e Dio lo sa; perciò instaura questa volta il suo patto irrevocabile con l’umanità rimasta, fatta della stessa stoffa di prima. Il patto è un giuramento unilaterale da parte di Dio, tra Dio e tutta la vita, un impegno divino a preservare la terra, le stagioni, gli esseri viventi, tra cui anche noi, gli umani, a qualunque costo. Questa promessa ci coinvolge nella speranza. Sono fortissime le implicazioni e le responsabilità ambientali, ecologiche che ne conseguono!

Se l’arco nel cielo è un promemoria per Dio, a noi parla dei colori dell’inclusività, della bontà e ricchezza della vasta gamma della biodiversità, ma anche della benedizione che Dio estende a tutte le relazioni di amore e di fedeltà umane. 

L’arcobaleno ci parla di una speranza che ci sta davanti e che bisogna afferrare a piene mani. Il nostro rifugio non sta in una spiritualità eterea tra cielo e terra ma nella fiducia in Dio che continua ad elargire benedizione all’intero creato per mezzo del suo Messia. Per questo è venuto: affinché abbiamo la vita nella pienezza, qui ed ora, e per sempre.    

Interesse geografico: