Banda Ultra Larga: Piemonte in ritardo di due anni

I lavori nei 1077 comuni piemontesi dovrebbero terminare nel 2023. Uncem «Ritardo grave e inaccettabile»

Il Piemonte fanalino di coda per il piano Banda Ultra Larga (BUL): è quanto emerge dalle comunicazioni di Open Fiber e Infratel a Regioni ed enti locali, che fanno sapere che la tabella di marcia stilata nel 2017 è in ritardo di 2 anni e che la fine dei lavori è prevista per il 2023 per i 1077 comuni montani del Piemonte. Un ritardo che preoccupa sindaci ed associazioni, primi promotori del piano, ma anche i primi a denunciare ritardi la mancanza di efficacia nel raggiungere le terre alte «Per il Piemonte una situazione che in Italia è fortemente critica assume tinte addirittura  drammatiche - spiega il presidente di Uncem Marco Bussone - L’orografia particolarmente complessa del Piemonte porta a un ritardo di oltre due anni, un tempo inaccettabile che pone la politica di fronte alla responsabilità di intervenire per mettere mano a un piano che non sta funzionando e di cui i territori hanno sempre più bisogno».

E se gli ultimi anni hanno visto i territori montani tornare ad occupare le pagine dell’agenda politica, il recente lockdown ha rafforzato la percezione di questi come centrali per ripensare e progettare il futuro, anche alla luce del consolidamento di pratiche come lo smart-working, che necessitano di infrastrutture adeguate «Nel dossier recentemente presentato “La montagna in rete” abbiamo una volta in più sottolineato il grave divario ancora presente tra terre alte e grandi centri urbani, ma abbiamo altresì mostrato come negli ultimi anni ci siano stati anche degli importanti passi in avanti - spiega Bussone - Per fare un esempio, come Uncem siamo stati in grado di relazionarci con le compagnie telefoniche per risolvere una serie di problemi e di ottenere nell’ultima legge di bilancio una cifra di 1,5 milioni di euro per l’installazione di nuovi tralicci per la telefonia mobile. Si tratta di elementi importanti da portare sui tavoli della politica, in un momento cruciale nel quale si sta discutendo come spendere i fondi del Recovery Fund e riteniamo che l’innovazione debba essere un asse portante»

Le prossime settimane potrebbero essere molto importanti per smuovere alcuni ostacoli che generano il forte ritardo «Il momento è certamente propizio per dare una spinta a un piano che presenta una serie di capacità: il paese dovrà infatti definire molti aspetti relativi alla rete unica nazionale, deciderne i gestori, la governance e il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti. Una fase importante anche per superare le contraddizioni di un piano che, per esempio, avrebbe dovuto portare la fibra nelle case (come da capitolato), mentre nella realtà arriva soltanto a delle cabine dalle quali le abitazioni vengono collegate soltanto su richiesta dell’utente finale. All’interno del nuovo sistema, bisognerà inoltre essere in grado di sviluppare la rete 5G in modo capillare ed efficace. I territori montani non devono restare indietro»

 

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