La parola di Dio è libera

Un giorno una parola – commento a II Timoteo 2, 9

Egli manda i suoi ordini sulla terra, la sua parola corre velocissima
Salmo 147, 15

La parola di Dio non è incatenata
II Timoteo 2, 9

In fondo non è difficile per una parola essere libera; quando viene pronunciata arriva ovunque, raggiunge ogni orecchio nelle vicinanze. Magari si può far finta di non averla udita, ma lei viaggia, non si ferma. La tanto desiderata, giustamente rivendicata, spesso negata libertà di parola non è il termine più preciso: occorre lottare per la libertà di chi parla, ma la parola di per sé è libera, inarrestabile.

Perché allora l’apostolo nella sua lettera cerca di sottolineare in particolare la libertà della parola di Dio? Se leggiamo i versetti precedenti a quello proposto per oggi dal Lezionario Un giorno una parola, scopriamo che la parola libera è pronunciata da un uomo in catene, prigioniero per aver confessato la propria fede cristiana. Un uomo prigioniero trae la propria forza e la propria speranza dal fatto che la parola che pronuncia non può fare la sua stessa fine, non può essere rinchiusa.

Già questo è in effetti una bella fonte di speranza, ma qui c’è una parola in particolare, quella di Dio, quella che l’apostolo pronuncia. La parola di Dio non solo è libera, come ogni parola, ma rende libero e libera chi la pronuncia, chi, in qualsiasi situazione della vita, la usa come guida del proprio agire. La parola di Dio è libera e la sua libertà è contagiosa, dice che le catene non possono vincere. La parola di Dio è libera perché Lui stesso, in Gesù Cristo, l’ha portata oltre la prigionia della morte e dunque nulla e nessuno possono considerarla propria prigioniera.

La parola di Dio non è incatenata: essere suoi testimoni significa sperimentare già nelle nostre vite la liberazione dalle catene dell’egoismo, della solitudine, della paura per scoprirsi aperti alla vita nuova che Dio ci dona.

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