Riconoscere la presenza di Gesù Cristo in noi

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 13, 5

Credete di ingannare Dio come s’inganna un uomo?
Giobbe 13, 9

Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi?
II Corinzi 13, 5

Il pensiero dell’apostolo Paolo è intriso di ciò che nella Riforma protestante verrà chiamata la “perseveranza dei santi”, cioè che il credente non può scadere dalla grazia perché essa ci è stata donata gratuitamente, e Dio, che è fedele anche davanti alle nostre infedeltà, non tornerà sui suoi passi. Però qui l’apostolo intanto si interroga se il suo lavoro a Corinto abbia portato a qualche risultato. Di solito Paolo parla di essere «in Cristo», ma qui all’opposto chiede ai Corinzi di riconoscere che «Gesù Cristo è in voi», come se la comunità avesse perso la percezione della presenza in essa di Cristo. 

L’appello dell’apostolo ai Corinzi è meno individualista di quanto pensiamo, talvolta leggiamo la Bibbia riferendola al nostro ombelico, ma la Scrittura è un discorso diretto alla comunità di fede, il popolo d’Israele come la comunità cristiana. Perciò, quello di Paolo non è solo un appello rivolto a ciascun credente di fare un esame di coscienza sulla propria fede, ma anche – o prima di ciò – la richiesta di avviare una riflessione nella comunità che sia scrupolosa, esauriente e coscienziosa. Ciò che devono indagare non è chi ha ragione, né quale linea adottare, né l’ordine gerarchico dei doni spirituali, ma individuare la presenza di Gesù Cristo, colui che solo rende un aggregato di persone una chiesa, perché questa presenza è l’unica condizione di unità e di fedeltà.

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