Val Pellice, dono degli immigrati africani per l'emergenza Covid-19

Quasi duemila euro raccolti per l'’Unione dei Comuni del Pinerolese

Gli immigrati africani che vivono in val Pellice hanno raccolto tra di loro in questi giorni 1930 euro per dare una mano nella lotta al Coronavirus. È evidentemente un gesto importante, con un valore simbolico forte. 

Molti di loro hanno deciso, dopo la fase di accoglienza, di rimanere in valle, qui hanno trovato lavoro, hanno creato famiglie, e la raccolta di denaro a favore della comunità è un ulteriore passaggio nel percorso di integrazione che salutiamo positivamente.

Abbiamo chiesto a Fofana, ivoriano, che abita a Torre Pellice con sua moglie, Lizetta e i suoi due figli, Samira e Moussa, il motivo di questa raccolta.

«Mi chiamo Mamadou Fofana e sono residente nella val Pellice da circa quattro anni. Siamo riusciti a raccogliere 1930 euro che abbiamo dato all’Unione montana del Pinerolese, che saprà come fare per raggiungere il nostro obiettivo di dare un contributo per aiutare la valle. Sono uno degli iniziatori di questo gesto. Abbiamo pensato che in questo momento bisognava essere solidali con gli italiani, soprattutto con quelli della val Pellice, che ci hanno accolti dandoci l’ospitalità, alcuni dal 2011, altri dopo. Non potendo fare granché, io e Casmir abbiamo proposto l’idea della raccolta che è stata subito accettata da tutti come mezzo per ringraziare e per dimostrare a tutti quelli che vivono nel paese che qua è il nostro secondo paese e loro la nostra seconda famiglia. Se un membro della tua famiglia sta male, anche noi stiamo male. Siamo uniti: uno per tutti e tutti per uno».

Quanti africani hanno partecipato? 

«Sulla raccolta siamo stati circa sessanta africani ad aver partecipato, alcuni sono della Costa d’Avorio, altri arrivano dalla Nigeria, dal Mali, dalla Sierra Leone, dal Ghana, dal Burkina Faso e dal Gambia». 

Qual è la situazione lavorativa degli africani della valle?

«Molti di noi lavorano nelle fabbriche, nella ristorazione, nell’agricoltura e nell’assistenza. Alcuni sono alla ricerca di lavoro e altri sono ancora nell’accoglienza e aspettano di essere regolarizzati. Adesso la nostra situazione lavorativa è come quella di tutti, quindi ferma, dovuta all’emergenza attuale, ma nonostante la crisi alcuni del settore dell’assistenza agli anziani lavorano. Alcuni sono in cassa integrazione e altri stanno presentando la richiesta all’Inps di 600 euro. Per il dopo Covid-19 abbiamo il timore di perdere il lavoro perché sappiamo che ci sarà una crisi economica, dopo questa crisi sanitaria, e non sapendo dove e chi andrà a toccare, siamo preoccupati». 

Sapete quel è la situazione in Africa?

«Nei nostri paesi dell’Africa la situazione è inquietante e siamo preoccupati, ma finora diciamo che è tranquilla e speriamo che continui così, però abbiamo saputo di una medicina scoperta in Madagascar contro il Coronavirus».

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