Migliorano le condizioni del vescovo di Pinerolo

Monsignor Olivero si è messo in contatto con il pastore valdese Gianni Genre. Migliorano le condizioni anche dell'ex vescovo De Bernardi in Burkina Faso

Le scorse settimane sono state cariche d’apprensione nel Pinerolese, a seguito del ricovero del vescovo mons. Derio Olivero per Coronavirus. Terapia intensiva, tracheotomia, e poi il progressivo miglioramento. Grande naturalmente la solidarietà delle parrocchie cattoliche e in particolare da parte dei giovani. Il pastore della chiesa valdese di Pinerolo, Gianni Genre, racconta degli scambi avuti, soprattutto via Whatsapp con il suo fratello in Cristo e amico. Mantenendo nella giusta riservatezza il resoconto della malattia, Genre racconta invece della testimonianza di fede del vescovo: una «calda sensazione cui mi ha accennato di essere “accompagnato” dalla presenza del Signore, anche quando gli dissero a chiare lettere che non sarebbe stato certo il risveglio».

«Attraverso questa conversazione – prosegue Genre –, mons. Derio ha voluto così ringraziare davvero tutti, a iniziare dal personale ospedaliero che l’ha seguito, comprendendo i Valdesi, quelli che lo hanno curato al Civile e tutti gli altri dei quali ha sentito la vicinanza e la preghiera».

Poiché mons. Olivero gli si è rivolto al telefono chiamandolo scherzosamente “amico eretico”, il pastore riflette che «in qualche modo siamo tutti “eretici”, cioè, dal punto di vista etimologico, persone che scelgono. Anzi, persone che sono state scelte per un annunzio che non appartiene a nessuno e che è più grande di tutti noi. E proprio per questo appassionante (...). Potremo presto ricominciare a collaborare, a confrontarci, a pregare e a discutere, proprio a partire da quella Parola che dimora in eterno, ringraziando per il dono della diversità che da sempre aiuta a declinare in modo plurale, “sinfonico” la Buona Novella del Vangelo». 

Genre ricorda inoltre che nelle scorse settimane era stato ammalato mons. Pier Giorgio Debernardi, predecessore di Olivero, che nel Burkina Faso, dove risiede, ha dovuto duramente combattere «contro la dengue, che è peggio di una semplice forma di malaria».

«Anche noi – conclude il messaggio – chiediamo al Signore di tenere nel palmo della sua mano questi fratelli nella fede, tutte e tutti coloro che non ce l’hanno fatta e non ce la stanno ancora facendo, coloro che piangono i loro cari, ovunque in Italia e nel mondo».

Interesse geografico: