Il Garante nazionale nei giorni dell’emergenza Covid-19

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale fotografa la situazione in questi giorni di emergenza

La rete europea

Organizzata dell’Associazione per la prevenzione della tortura di Ginevra, si è svolta il 24 marzo una riunione in video-conferenza con 29 partecipanti, la maggior parte rappresentanti di Meccanismi nazionali di prevenzione (Npm) europei, avente come oggetto l’impatto delle misure prese per contenere il virus (a livello regionale o nazionale) e le sfide che la situazione attuale pone per le attività di monitoraggio nelle strutture. Molti dei partecipanti hanno affermato di aver sospeso le attività di monitoraggio. Questo quadro fa emergere positivamente l’attività del Garante nazionale che con la rete dei Garanti territoriali ha continuato ad avere informazioni aggiornate in maniera capillare. Peraltro, durante la crisi sono state effettuate da parte del Garante nazionale due visite, una a Regina Coeli durante gli scontri, e una a Rieti per verificare le conseguenze sul piano materiale e su quello del rispetto di tutte le persone.

Anche in questa sede è stato sollevato il problema della legittimità del trattenimento, sulla base della previsione della Direttiva rimpatri del 2008, di coloro per i quali non è prefigurabile il rimpatrio sulla base delle chiusure delle frontiere al termine de periodo di allocazione nei Centri per il rimpatrio.

Altra discussione si è aperta sulle misure adottate per aumentare gli spazi liberi all’interno delle varie strutture in funzione del loro utilizzo per la prevenzione del contagio. Come è noto, la Spagna ha chiuso tre Centri per migranti a seguito della chiusura dei confini e della conseguente inesistenza di collegamenti aerei o navali. Mentre gli Npm di Albania, Svizzera e Italia (cioè il Garante nazionale) stanno chiedendo ai rispettivi Governi di valutare la situazione del rischio di un trattenimento illegittimo di persone che molto probabilmente non potranno essere rimpatriate.

Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)

Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione ha fornito al Garante nazionale le informazioni richieste relative alle misure previste nei Cpr e negli hotspot per fronteggiare il rischio del diffondersi dell’epidemia da Covid-19.

Oltre a prescrivere accorgimenti di carattere igienico-sanitario, ad assicurare la disponibilità di materiale per l’igiene della persona e dei locali e a prevedere l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, i Prefetti sono stati invitati a individuare appositi spazi per realizzare misure di sorveglianza sanitaria o di isolamento precauzionale. Riguardo ai colloqui, essi devono svolgersi in maniera da garantire in modo assoluto la distanza di due metri. Il Garante nazionale sta verificando l’effettività di tali prescrizioni.

Istituti penitenziari

Circa le notizie che giungono sempre dal territorio, grazie al contributo del Garanti locali, mentre si registra una qualche incertezza rispetto al problema dell’invio dei pacchi negli Istituti penitenziari, su cui si sta lavorando per individuare la via più facilmente praticabile, va rinnovato l’invito alle Direzioni degli Istituti e alla stessa Magistratura di sorveglianza a favorire con disposizioni veloci, conformi alle misure stabilite dal Decreto-legge n.18 del 17 marzo, il rilascio di coloro che rientrano nei presupposti per poter fruire di tali misure.

Va ricordato a tutti che in questa fase è particolarmente importante il lavorare insieme – sanitari, educatori, direzione e Polizia penitenziaria – con il chiaro comune obiettivo: evitare la propagazione del contagio e mitigare la tensione interna agli Istituti che tale sensazione di rischio alimenta. L’Amministrazione penitenziaria sta portando avanti la distribuzione dei telefoni cellulari che si stanno rivelando strumento più duttile nel favorire i contatti con gli interlocutori esterni.

Positivamente, comunque, il trend di diminuzione della presenza di persone detenute non si è fermato e questa sera sono presenti 58.386 persone, con un calo di 238 presenze.

Nel rispondere ieri 25 marzo alle interrogazioni alla Camera, il Ministro – con il quale il Garante ha una interlocuzione continua – ha fornito il dato dell’attuale presenza di contagio nella popolazione detenuta. Per questo ci sentiamo svincolati da quell’impegno di riservatezza sui numeri esatti che ha caratterizzato la comunicazione dei giorni scorsi. Le persone detenute attualmente ristrette in Istituto positive al Covid-19 sono 13; inoltre, una persona positiva era in ospedale sin dal dicembre scorso e a un’altra persona, che è nello sviluppo della malattia, è stata assegnata una misura alternativa esterna. Molti Istituti hanno allestito reparti di isolamento sanitario precauzionale, per i casi di esigenze particolari all’ingresso o di necessaria separazione rispetto a chi presenti sintomi febbrili. Vi sono attualmente alloggiate 248 persone in attesa dello svolgersi delle necessarie giornate di quarantena. Ribadiamo che tale numero non indica assolutamente sintomi manifestati o accertamenti eseguiti, ma semplicemente una misura di cautela nei confronti di chi per un motivo qualsiasi è giunto nell’Istituto o vi era già ristretto con qualche pur lieve elemento di incertezza.

Residenze per persone con disabilità o anziane

Gli effetti dell’emergenza sanitaria in atto sulle persone anziane sono note. Tale situazione è ancora più grave nelle strutture residenziali chiuse che ospitano soggetti affetti da gravi patologie neurologiche croniche o aventi specifiche disabilità, anche per il fatto che esse si concentrano maggiormente proprio nel nord del Paese, dove l’epidemia è più diffusa.

Infatti, secondo il GNPL National Register – la banca dati realizzata dal Garante nazionale per la geolocalizzazione delle strutture sociosanitarie assistenziali sul territorio italiano – le Residenze sanitarie assistite (Rsa) sono 4.629, di cui 2.651 al Nord, 668 al Centro e 493 al Sud, 817 nelle Isole. Solo in Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia, le Rsa sono 689. Seguono il Piemonte con 616 strutture, l’Emilia-Romagna con 565 e il Veneto con 324. Al centro Italia è la Toscana, con 315 strutture, ad avere il primo posto per numero di Rsa, mentre nel Sud la Puglia è la regione nella quale si registra la presenza più elevata.

Inoltre, c’è da rilevare che il rischio di diffusione del Covid-19 nelle strutture socioassistenziali e sanitarie residenziali, per minori e adulti è particolarmente elevato. Basti pensare che il totale di posti letto in queste strutture è pari a 340.593. Solo al Nord i posti letto sono 226.516, al Centro sono 45.124, al Sud 36.562 e infine nelle Isole 32.391 posti letto (fonte GNPL National Register). Tali strutture rientrano nel mandato del Garante nazionale, in quanto Meccanismo nazionale di prevenzione (Npm) in ambito Onu.

Questo rafforza la rilevanza dello studio avviato con l’Istituto superiore di sanità all’interno delle Rsa. A tal proposito, l’elevato impegno dei professionisti coinvolti nella somministrazione dei questionari consente di prevedere i primi risultati entro la settimana. 

Al momento della pubblicazione di questo bollettino, delle 2.591 Rsa alle quali il questionario è stato inviato, sono già 150 quelle che hanno risposto. Come già comunicato il questionario è finalizzato ad acquisire informazioni sulla gestione di eventuali casi di sospetto o conferma di positività al Covid-19 e adottare strategie di rafforzamento dei programmi di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza. La rilevazione riguarda anche quelle criticità che potrebbero mettere a rischio l’esigibilità dei diritti fondamentali della persona. Il Garante nazionale rinnova l’invito alle direzioni delle Rsa, coinvolte nell’indagine, a garantire una elevata partecipazione alla survey, rispondendo al questionario in modo esaustivo al fine di raggiungere i risultati necessari a sostenere la ricerca scientifica che l’emergenza del momento rende indispensabile per la tutela della salute di tutti.

 

 

 

Interesse geografico: