Un libro «platonico» per l’oggi, pensando al domani

Un repertorio di idee nel libro del pastore Angelo Cassano

Il libro di Angelo Cassano, pastore della Chiesa evangelica riformata di Locarno (Canton Ticino), intitolato Le idee contano e pubblicato questa estate dalla Claudiana*, potrebbe essere definito con la nobile qualifica di libro “platonico”. Platone infatti è il grande filosofo dell’antichità che, contro alcuni pensatori del tempo chiamati «sofisti», i quali sostenevano che, nel campo della conoscenza, non si può andare oltre le opinioni perché, secondo loro, non esistono verità oggettive, quindi assolute, ma solo soggettive, quindi relative, affermava invece il contrario: la verità oggettiva esiste, è quello che egli chiama “il mondo delle idee”, che è talmente vero che funga da modello a tutto ciò che esiste nel mondo sensibile nel quale siamo immersi e di cui siamo parte. Angelo Cassano, discepolo – si direbbe – di Platone oltre che di Cristo, ci trasporta anche lui nel mondo delle “idee”, ma di quelle «che contano» (è il titolo del suo libro), come contano (e quanto!) le idee di Platone, dato che l’intera realtà di questo mondo è plasmata su loro, per imitazione.

Il libro è suddiviso in due parti. La prima, intitolata «La visione», pone le basi teoriche del discorso e comprende 14 “idee”. Eccone alcune: identità, educazione, relazione, pluralismo, fiducia, libertà, rinuncia, resistenza. A ciascuna idea è dedicato un profilo essenziale che ne mette in luce il valore. La seconda parte, intitolata «La cura», ne comprende altre 14, che, incidendo (o no!) nel nostro vissuto quotidiano vorrebbero dargli forma e sostanza: Ecco alcune di questa seconda serie di “idee”: lavoro, giustizia, amore, mitezza, gentilezza, felicità, speranza.

Ma perché «contano» le idee di cui parla il pastore Cassano? Contano perché valgono, e valgono perché da un lato sono un insostituibile punto di riferimento e una vera bussola per orientare il nostro cammino nel labirinto della vita, e dall’altro sono dotate di una loro forza «generatrice di cultura» (p. 9), ma non di una cultura qualsiasi, bensì di una cultura aperta all’alterità, inclusiva della diversità, democratica e solidale. Il libro è ben costruito, è scritto bene, la lettura è piacevole e agevole, il messaggio è chiaro e di buona qualità sia sul piano morale sia su quello politico e civile sia su quello culturale e spirituale. È un libro di cui volentieri si può raccomandare la lettura. L’autore l’ha scritto pensando soprattutto ai giovani (a cominciare dai suoi due figli, Eleonora e Lorenzo, ai quali è dedicato, insieme alla moglie Daniela), ma chiunque ne può trarre beneficio.

Un merito non piccolo del libro, oltre alla qualità del suo contenuto, è costituito dalle domande che può suscitare. Tre in particolare meritano di essere menzionate. La prima è il rapporto tra idea e parola. Le idee, in fin dei conti, sono parole. Sono, ovviamente, pensiero, ma si pensa con le parole. Il pensiero non è altro che un discorso interiore fatte di parole: pensare significa parlare dentro Non esistono idee che non siano anche parole. Le idee, che nascono come parola, contano solo se, oltre che pensate, sono anche verbalizzate, dichiarate, proclamate. Le idee contano solo se contano le parole che le esprimono. Il sottotitolo del libro è «Viaggio nel cuore dell’essenzialità»: la parola appartiene senza dubbio a questo “cuore”, e in una prossima edizione del libro questo meriterebbe di essere detto.

Una seconda domanda riguarda il rapporto tra le idee e la realtà. Le idee contano, senza dubbio, non dobbiamo stancarci di dirlo e ribadirlo, ma fino a che punto contano davvero? Perché in certi contesti e in certi momenti storici, contano così poco o addirittura per niente? Perché in quelle situazioni contano altre idee, diverse od opposte a quelle elencate nel libro? Quanto conta, a esempio, nel mondo d’oggi, l’idea “mercato”? Quanto l’idea “esercito” o “armamento”? Quanto l’idea “muro” o “guerra”? Che cosa ci vuole perché la realtà si lasci effettivamente modellare dall’idea, o perché la “imiti”, come direbbe Platone? Perché in tante situazioni la realtà resta così distante dall’idea? Possiamo consolarci pensando che è solo una questione di tempo e che, in un futuro più o meno prossimo o più o meno lontano, le idee elencate nel libro (e altre ancora) conteranno davvero per tutti e dappertutto, e rinnoveranno la faccia della terra? Anche questa è una seria domanda che il libro suggerisce.

Ce n’è ancora una terza, che è questa. Tra le 28 “idee che contano” ci sono (non potevano mancare!) la speranza e l’amore, ma non c’è la fede. Si può capire che non ci sia neppure “Dio”: infatti Dio non è «un’idea che conta» perché non è un’idea. È più difficile capire che non ci siano “religione” e soprattutto “fede”. Un «viaggio nel cuore dell’essenzialità», cioè nel cuore di ciò che riteniamo essenziale, non può non portare, prima o poi, alla fede. Le idee contano, abbiamo visto, diventando parole, e le parole contano solo se sono credute e vissute. Dove non c’è qualche barlume di fede è difficile che le idee che contano contino davvero.

Queste tre domande, e altre ancora, che possono accompagnare la lettura di questo libro, concorrono a metterne in luce l’interesse e il valore.

* A. Cassano, Le idee contanoViaggio nel cuore dell’essenzialità. Torino, Claudiana, 2019, pp. 185, euro 16,50.

Foto: Platone (a sin.) e Aristotele, particolare della «Scuola di Atene» di Raffaello (wikipedia)

 

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