La nostra capacità viene da Dio

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 3, 5

Guai a quelli che scendono in Egitto in cerca di soccorso, hanno fiducia nei cavalli, confidano nei carri, perché sono numerosi, e nei cavalieri, perché sono molto potenti, ma non guardano al Santo d’Israele e non cercano il Signore!
Isaia 31, 1

Non già che siamo da noi stessi capaci di pensare qualcosa come se venisse da noi; ma la nostra capacità viene da Dio
II Corinzi 3, 5

Se il versetto di oggi venisse letto più spesso e creduto, ci sarebbe maggiore consapevolezza del nostro essere, dei nostri limiti, della nostra inadeguatezza. E anche il nostro modo di comportarci e di confrontarci con gli altri cambierebbe. L’apostolo Paolo indirizza questa riflessione ai Corinzi per ricordare che il ministero della predicazione presso di loro è svolto nella assoluta fiducia che lo Spirito del Dio vivente ha scritto nei cuori la «lettera di Cristo». Non è quindi per un particolare merito umano, né per una particolare conoscenza propria che possiamo annunciare l’Evangelo, ma per la forza e la grazia di Dio. «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?» (Gv 6, 5), hanno chiesto i discepoli a Gesù. E come possiamo avere la capacità di pensare qualcosa che riguardi Dio?, chiediamo noi. Alla domanda dei discepoli, Gesù risponde pregando il Padre e quei cinque pani e due pesci condivisi diventano sazietà per molti. Allo stesso modo alla nostra domanda su come avere capacità di pensare, Paolo ci risponde che questa capacità viene da Dio. A Lui quindi rivolgiamo la nostra preghiera. Amen!

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