Corridoi umanitari europei, è ora!

Le chiese evangeliche italiane capofila del progetto. Ieri a Montecitorio la conferenza stampa di presentazione del progetto dei corridoi umanitari europei

È iniziata con una citazione biblica sulla pratica dell’accoglienza e dell’ospitalità (Ebrei 13:2)  la conferenza stampa, tenutasi a Montecitorio martedì 8 ottobre, a conclusione di una conferenza internazionale sui corridoi umanitari europei, organizzata a Roma da Mediterranean Hope, il progetto di accoglienza e integrazione della Fcei, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Il presidente Fcei Luca Negro ha sottolineato che in questa fase «il nostro impegno non è solo di natura politica ma anche educativa e pastorale. Come chiese abbiamo il compito di smuovere l’opinione pubblica e riorientare sentimenti e paure dalla xenofobia a quella che la bibbia chiama, invece, filoxenia, l’amicizia per lo straniero che è anche il nostro prossimo».

I corridoi umanitari si spostano adesso su un piano europeo, dopo aver ricevuto il prestigioso Premio Nansen dell’Unhcr e nella consapevolezza che le questioni migratorie non possono più essere considerate emergenziali ma devono trovare soluzioni strutturali e condivise per il bene delle nostre società europee, come hanno ribadito i rappresentanti delle chiese protestanti provenienti da 15 Paesi dell’UE con il sostegno anche di chiese presbiteriane e protestanti negli Stati Uniti. La società civile in questo modo ha testimoniato la ferma volontà di essere parte della soluzione, secondo modalità tecniche che si stanno definendo. La proposta - analizzata e discussa nella conferenza internazionale con interventi da parte della Fcei e della Comunità di Sant’Egidio, con collegamenti via Skype da Libano e Tunisia - è di avviare un canale di accesso legale, cioè un corridoio umanitario a livello europeo, condiviso da più Stati membri.

Paolo Naso, coordinatore del programma Mediterranean Hope, ha presentato i corridoi umanitari – che in questi anni si sono evoluti adottando un approccio anche psicosociale che consente una presa in carico delle famiglie richiedenti asilo sia prima della partenza che al loro arrivo in Italia – come una proposta italiana ed ecumenica da portare all’attenzione dell’Unione Europea. L’idea iniziale era di trasferire le 50 mila persone vulnerabili intrappolate nei campi di detenzione in Libia ma dal colloquio è emersa la necessità di una formula più flessibile che possa rispondere alle esigenze di chi opera sul campo e ai cambiamenti in corso delle emergenze umanitarie.

Presente all’incontro internazionale anche Torsten Moritz, segretario generale delle Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme), che ha confermato in conferenza stampa l’impegno in favore dei corridoi umanitari da parte di questa organizzazione-ombrello, che riunisce gli organismi che si occupano di migranti, di varie chiese ed associazioni anglicane, protestanti e ortodosse europee.

«E’ stata una eccezionale occasione d’incontro che ha reso evidente come le chiese europee siano impegnate in innumerevoli progetti a sostegno delle politiche d’accoglienza e dei diritti umani dei migranti. Come è naturale – ha commentato Negro – l’Italia è tra i paesi UE più esposti ai flussi migratori ed è giusto e comprensibile che, anche a livello politico, assuma una leadership nella ricerca di soluzioni che garantiscano, allo stesse tempo, sicurezza, sostenibilità e tutela dei diritti umani».

Una lettera di ringraziamento per l’iniziativa è giunta da Graziano Del Rio, capogruppo del Partito Democratico alla Camera: i corridoi umanitari «sono la prova che è possibile unire umanità e sicurezza». Sono giorni terribili anche questi - continua la lettera - per i morti in mare, ma «la lotta si fa con gli accordi con i Paesi di origine, con la riforma del Regolamento di Dublino e mettendo mano ai flussi regolari. Si fa potenziando questa straordinaria esperienza che sono i corridoi umanitari che vede voi della Federazione delle Chiese evangeliche particolarmente impegnati. Ancora un grazie per la vostra generosa e instancabile testimonianza».

«Abbiamo colto l’occasione di questo convegno – ha spiegato Paolo Naso- per rivolgerci direttamente alle istituzioni politiche presentando loro le linee guida di una proposta già definita nei suoi contenuti generali ma da precisare nei suoi aspetti tecnici. Sotto questo profilo gli incontri con la Viceministra Emanuela Del Re, da sempre attenta al tema, sono stati di grande importanza perché ci hanno consentito di entrare nel merito di alcune questioni tecniche che ci consentono di rafforzare la nostra proposta. Allo stesso modo abbiamo preso volentieri atto del sostegno espresso dai presidenti delle Commissioni affari costituzionali e Politiche dell’Unione europea della Camera dei deputati, gli on. Giuseppe Brescia e Sergio Battelli. La prossima tappa sarà il 10 dicembre a Bruxelles – conclude Naso – per presentare la proposta tecnica definitiva, arricchita anche da commenti e rilievi dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) alla Presidenza del Parlamento europeo e alla Commissione». 

 

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