Ciò che unisce somiglianze e differenze

L'ultimo libro dell'antropologo Francesco Remotti alla ricerca di strategie per andare oltre l'identità

Il nuovo libro dell’antropologo Francesco Remotti* si apre con un invito amichevole al lettore e alla lettrice che vogliano avventurarsi in un percorso di scoperta e di ricerca intorno alle somiglianze, che è anche il titolo scelto insieme all’editore per parlare di convivenza tra le culture, i generi e le generazioni, in un’epoca in cui tutto sembra andare in direzione contraria, tra egoismi e rigurgiti identitari. Da una parte, infatti, l’ideologia dell’identità trova sempre nuove forme per imporsi nel discorso pubblico attraverso metafore apparentemente immodificabili. Dall’altra, le differenze spaventano e inducono anche le persone più coraggiose a chiedersi se il tessuto sociale e democratico reggerà alla fatica del confronto e dello scontro che ha sempre bisogno di una regolazione affinché sia produttivo per il vivere insieme, a livello sociale.

E proprio di convivenza si parla nel libro attraverso un lungo excursus atto a sondare manifestazioni del pensiero antiche ma anche del pensiero moderno, tra Settecento e Ottocento, fino ad arrivare ai maestri del Novecento, primo fra tutti Lévi-Strauss, con la sua idea di struttura come trasformazione. Avventurarsi in questo libro poderoso, ma molto scorrevole e di piacevole lettura, consente di soffermarsi su quel binomio “SoDif” che è un neologismo per affermare il groviglio di somiglianze e differenze che emerge dall’interazione e dalla relazione con gli altri che diventano simili, cosa ben diversa dal miscuglio caotico e non differenziato che è alla base di paure e rancori che marcano la distanza dagli altri. Il sé, un concetto relazionale e aperto al confronto, è diverso dall’identità personale perché mutevole e generativo – e mai identico a se stesso –, dunque trasformativo per cui si può solo assomigliare a se stessi, non essere identici. Nasce qualcosa di positivo solo quando abbandoniamo l’identità e ci avventuriamo in ciò che non conosciamo, passo dopo passo, cercando somiglianze, cercando i propri simili da riconoscere come interlocutori. E in antropologia questa ricerca è alla base del “lavoro sul campo”.

Remotti ha dedicato anche altri libri all’impoverimento del concetto di identità, che quando diventa ossessione sovranista o essenzialista – diremmo oggi – nuoce gravemente alle relazioni sociali, ma in questo libro suggerisce un concetto più modesto e versatile quale “somiglianze”, tra l’altro un concetto al plurale come a dire che la ricerca e la scoperta di ciò che ci unisce ha bisogno, per il suo dinamismo interno, anche di ciò che ci divide, purché se ne possa parlare e vi possa essere un confronto aperto. 

Alcuni di noi ricorderanno la lezione tenuta da Remotti in Aula sinodale alla Giornata Miegge 2018, in cui termini quali “coabitazione” e “convivenza” sono stati analizzati per comparazione. Nel libro vi è una parte interessantissima che introduce la vera novità, cioè il concetto di “con-dividuo”. L’antropologia, abituata a ragionare riflessivamente sul concetto di persona da Marcel Mauss in avanti, attingendo alle importanti suggestioni di Maurice Leenhardt, un pastore protestante diventato antropologo, che si era avvicinato alle popolazioni della Nuova Caledonia studiandone anche la lingua e dunque lasciandosi contagiare da strutture di pensiero diverse da quelle occidentali, trova nella proposta di Remotti il concetto di “con-dividuo” che non solo rimanda a un pluralismo interno ed esterno che emerge e viene valorizzato nell’interazione, ma esprime con una bellissima metafora la convivenza pacifica e fruttuosa attraverso processi di soggettivazione caratterizzati da diverse gradualità. Il “con-dividuo”, che è un concetto interdisciplinare perché utilizzato anche in biologia, ci consente di salvare insieme – per maggior ricchezza euristica – somiglianze e differenze, fino all’interno della soggettività, laddove altri antropologi avevano visto solo il vuoto. Ci consente cioè di salvare le partecipazioni per renderle uno strumento effettivo (e forse anche affettivo?) di analisi antropologica, senza frantumare il soggetto ma restituendolo alla complessità delle condivisioni, anzi delle com-partecipazioni. E questa è un’indicazione preziosa.

 F. Remotti, Somiglianze. Una via per la convivenza. Roma-Bari, Laterza, 2019, pp. 375, euro 24,00-

Foto: Maurice Leenhardt in Nuova Caledonia, dal sito defap.fr

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