Non dimenticare!

Un giorno una parola – commento a Deuteronomio 4, 9

Soltanto, bada bene a te stesso e guardati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste
Deuteronomio 4, 9

Tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona
Apocalisse 3, 11

Ci sono cose che non si possono dimenticare, a meno che non ci macchiamo di superficialità o, specialmente per le cose sgradevoli, non si attui un processo di rimozione. 

Mosé, in questo passo biblico proposto oggi dal Lezionario Un giorno una parola, ammonisce il popolo a non dimenticare. Altrove lo invita a ricordare. Il non dimenticare o il ricordare le grandi cose che Dio ha compiuto per la salvezza del suo popolo, sono elementi costitutivi della fede di Israele e lo sono per quanti radicano la propria fede nella testimonianza dell’Antico, o Primo, Testamento. A questa fase della storia d’Israele ciò che non va dimenticato è la liberazione che Dio ha operato per il suo popolo, traendolo dalla schiavitù e conducendolo verso la Terra promessa. Senza quell’intervento di Dio Israele non ci sarebbe o sarebbe altro. Per questo Mosé comanda di non dimenticare e di narrare ai propri figli le cose che i padri hanno visto coi propri occhi.

Nel Nuovo Testamento incontriamo un altro passo fondamentale in cui ci viene comandato di ricordare. Lo troviamo nell’istituzione della Cena del Signore: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19; 1 Cor 11, 24-25). La Cena del Signore, nel richiamare il ministero di Gesù e farcelo ricordare, è l’elemento costitutivo della fede cristiana, al pari della liberazione di Israele dalla schiavitù d’Egitto. 

Non lasciamo cadere inascoltate le parole di Mosè e le parole di Gesù. L’invito a ricordare è accompagnato dall’invito a testimoniare, a tramandare “ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”. Solo così non si spegne l’eco delle grandi cose che Dio ha compiuto e noi entriamo a fare parte della grande schiera di testimoni che gioisce delle opere di Dio.

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