I nostri nomi scritti nei cieli

Un giorno una parola – commento a Luca 10, 20

Il Signore si è ricordato di noi
Salmo 115, 12

Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli
Luca 10, 20

Il rapporto tra parola scritta e parola pronunciata è sempre stato un po’ complesso. Tutti noi siamo figli e figlie della parola scritta, almeno dall’invenzione della stampa a caratteri mobili della metà del 1400 in poi, e oggi stiamo vivendo un vero trionfo dello scritto sul parlato; certamente nei giorni delle scorse festività natalizie abbiamo affidato i nostri auguri molto più a testi scritti che alla voce: abbiamo inviato più messaggini che telefonato. 

Invece gli antichi preferivano la parola detta a quella fissata nello scritto: un famoso proverbio latino recita verba volant, scripta manent - le parole volano, sono libere, hanno ali! Al contrario lo scritto resta immobile, rigidamente immutabile, letteralmente scalpellato nella pietra, date le tecnologie di quel tempo. Per questo è interessante osservare come Gesù - che pure non ha affidato il suo messaggio allo scritto, ma a gesti e soprattutto a parole! - affermi che i nomi dei suoi seguaci sono scritti nei cieli. In questo modo vuole sottolineare la decisione definitiva, permanente di Dio: la salvezza non è una scelta condizionata, capricciosa, fluttuante come poteva essere la parola detta nella comprensione degli antichi. I nomi dei discepoli di Gesù rimangono, anche se gli stessi discepoli hanno avuto o possono avere dei tentennamenti. E non dimentichiamo neppure che al tempo di Gesù il «nome» era qualcosa di più che per noi: rappresentava l’identità profonda di una persona, la sua storia e, almeno nel caso di alcuni patriarchi, il loro destino. Le vite di chi si è affidato a Dio sono legate indissolubilmente a lui, e questo è il fondamento di una gioia che non ha confini.

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