Vuoi far parte del nostro comitato?

Nella Chiesa episcopale statunitense, boom di volontari per gli organismi ecclesiastici intermedi: perché è importante partecipare alla gestione della propria chiesa

«Vuoi entrare nel comitato di…?». La risposta a questa domanda è spesso un rifiuto più o meno netto perché, ammettiamolo, di primo acchito l’appeal di far parte di un comitato, o commissione, o organismo intermedio, entità rilevanti alla base di una concezione democratica dell’amministrazione ecclesiastica, quale quella protestante, è quasi pari a quello di farsi cavare un dente. Ovviamente, una volta che se ne entra a far parte (e parlo per esperienza), ci si rende conto che il dentista è molto peggio, e che vedere il funzionamento della propria chiesa da “dietro le quinte” è interessante e appassionante.

Questo è quanto devono aver pensato le più di 1200 persone che, nel corso dell’ultima Convenzione generale della Chiesa episcopale statunitense (la n. 79, tenutasi lo scorso luglio a Austin, Texas), hanno dato la propria disponibilità a entrare in uno delle decine di corpi ecclesiastici intermedi, compresi quelli creati in quella occasione, per indirizzare la chiesa su temi e questioni specifiche nei prossimi tre anni, fino alla prossima General Convention che si terrà nel 2021 a Baltimora.

Per gli organi esecutivi è stata una vera (e gradita) sorpresa, trovarsi di fronte a questo numero impressionante: 1200, un aumento del 60% rispetto al triennio precedente, come riferisce il sito Internet della Chiesa episcopale. La spiegazione data dai membri del Consiglio esecutivo è stata nell’energia della chiesa espressa nell’incontro di Austin: questo numero «indica che la gente è interessata a servire la propria chiesa a tutti i livelli, e penso che indichi che stiamo facendo qualcosa di valido e di significativo», ha osservato Gay Clark Jennings, presidente dal 2012 della Camera dei deputati, una delle due camere legislative (l’altra è la Camera dei vescovi) da cui è composta la General Convention, costituita da membri ecclesiastici e laici che rappresentano le varie diocesi.

Un segnale della volontà di fare parte attivamente della propria chiesa, anche da un punto di vista della sua gestione? Il segnale di una chiesa che si rinnova, che crede in se stessa e nel proprio futuro? I numeri fanno ben sperare.

L’assetto degli organismi ad interim (consigli, commissioni, gruppi di lavoro) che rimangono in vigore tra una Convenzione generale e l’altra è mutato dopo quella del 2015, che ha visto una drastica riduzione nel numero di “commissioni stabili” per una politica a lungo termine, sostituite da nuove task force di durata più limitata, salite a 65. Sono mutate anche le modalità di lavoro, alcune di esse lavoreranno per lo più a distanza, elettronicamente, e molte sono incentrate su temi molto specifici come sessismo, creazione di nuove chiese, disabilità e accessibilità.

Si è calcolato che per farne parte saranno necessarie 554 persone: meno della metà, quindi, di quelle disponibili, che, è stato sottolineato, si sono rivelate assai preparate e giovani – due caratteristiche per nulla scontate.

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