Sit-in contro l'ampliamento della fabbrica delle bombe

Stamane il Comitato di Riconversione RWM ha organizzato una protesta sotto gli uffici del Comune di Iglesias (Sardegna)

Stamattina sotto gli Uffici Comunali di via Isonzo 7 ad Iglesias il Comitato di Riconversione RWM, composto da oltre venti aggregazioni locali, nazionali ed internazionali – tra cui la chiesa battista di Carbonia e del Sulcis-Iglesiente –, ha convocato un sit-in di protesta: stando alle informazioni finora ricevute, il Comune potrebbe aver già deciso di autorizzare la realizzazione di 2 nuove linee produttive di bombe per aereo su una estensione complessiva di 13 ettari. L’ampliamento porterebbe lo stabilimento RWM di Domusnovas a triplicare l’attuale produzione come già annunciato dall’amministratore delegato Fabio Sgarzi che, in un’intervista rilasciata a La Nuova Sardegna, ha dichiarato che nessuna riconversione è possibile, e che la sola alternativa è la chiusura della fabbrica con il possibile trasferimento degli impianti in Sudafrica, dove si trova la più grossa società appartenente al gruppo tedesco Rheinmettal.

Nei mesi scorsi il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna si sono costituiti nella Conferenza dei Servizi convocata per il procedimento autorizzativo in qualità di portatori d’interesse diffuso e hanno fatto presente all’amministrazione comunale di Iglesias numerose perplessità rispetto alla compatibilità ambientale del progetto ed alla correttezza dell’operazione dal punto di vista giuridico.

Il 6 novembre la Giunta Comunale ha ricevuto i portavoce del Comitato, ai quali è stato riferito che l’ufficio preposto ha ritenuto di non considerare i pareri espressi dall’associazionismo e che, non essendo pervenuti altri pareri contrari, autorizzerà i nuovi reparti di produzione senza ulteriori indagini.

In un comunicato stampa del Comitato di riconversione diffuso ieri si afferma che l’area oggetto dell’insediamento si trova vicina al centro abitato, in una zona boschiva a ridosso del Sito di Interesse Comunitario «Marganai - Monte Linas» e la fabbrica non è mai stata sottoposta a Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA).

Il Comitato denuncia che triplicare l’attuale produzione della RWA Italia comporterebbe un aumento dei rischi per l’ambiente dovuti sia alle emissioni inquinanti della fabbrica che al continuo traffico di mezzi pesanti carichi di sostanze esplosive e tossiche che attraverserebbero in quantità tripla le strade, i porti e gli aeroporti della Sardegna in entrata ed in uscita, dato che, oltre ad esportare fuori dall’isola tutta la produzione, lo stabilimento importa regolarmente i materiali utilizzati per il confezionamento delle bombe.

«Ci avvieremmo così a concedere ancora una volta il nostro territorio ad un’economia di morte – dichiarano nel comunicato i portavoce del Comitato, Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita –, connotando il Sulcis Iglesiente come terra delle bombe e non dello sviluppo sostenibile e della pace, come potrebbe essere con una politica lungimirante.

Regaliamo la nostra reputazione e il nostro futuro in cambio di un lavoro i cui introiti sono infimi rispetto a quelli dell’azienda pesantemente coinvolta nella guerra in Yemen, che seguirà il mercato e quando lo riterrà opportuno, a prescindere dai nostri bisogni, lascerà qui l’ennesimo scheletro inutilizzabile.

Siamo ad uno snodo storico: trovare una soluzione partecipata e sostenibile per un lavoro degno, o rimanere invischiati in una logica che fa decidere ad altri che nello scenario mondiale di guerra a pezzi siamo quelli disposti a tutto».

Il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna sperano in un ripensamento da parte del Comune di Iglesias anche perché ritengono che si tratterebbe di una autorizzazione rilasciata forzando la normativa e con numerosi vizi di legittimità.

Il comunicato si chiude con l’appello alla politica locale, regionale e nazionale, così come alle autorità religiose e morali, di intervenire a sostegno di una soluzione che scongiuri l’ipotesi del rilancio del progetto e sollevi il territorio dal coinvolgimento nel conflitto in Yemen, che è stato definito dall’Onu la peggiore catastrofe umanitaria di questo secolo.

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