La Chiesa di Scozia coinvolta nel processo di accoglienza

La Kirk è parte della rete che si sta occupando della gestione dei migranti ricollocati nel Paese. Un investimento per una società plurale 

Nel processo di ricollocamento dei migranti giunti su suolo europeo abbiamo imparato che non certo tutte le nazioni stanno dimostrando sensibilità in materia, anzi. Il risultato appare terribilmente al di sotto delle quote auspicate.

Nel 2015 l’Unione Europea si era impegnata a trovare in due anni una collocazione ad almeno 160 mila persone giunte fra in Italia e in Grecia. Il numero si è poi ridotto a meno di centomila e di queste appena il 33,7% è stato effettivamente trasferito in altri Paesi. 32.683 il numero esatto delle relocation.

Gli Stati che hanno condotto il maggior numero di ricollocamenti in termini assoluti sono: la Germania, 9.979, la Francia, 4.767, l’Olanda, 2.635 e la Svezia, 2.859. Gli Stati che hanno condotto il minor numero di trasferimenti sono: Slovacchia, 16, Austria, 17, Repubblica Ceca, 12 e Bulgaria, 60. Polonia e Ungheria non ne hanno condotti, e assieme alla Repubblica Ceca sono state deferite alla Corte di giustizia europea per la loro inadempienza.

La Scozia sta tentando di fare la propria parte ed ha varato un piano di integrazione, approvato dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), che mira a creare un percorso di supporto per consentire ai nuovi arrivati di costruire il proprio futuro dal momento dello sbarco su suolo britannico. Delle duemila persone previste, la Scozia al momento ne ha accolte poco più di 700. È stato stilato un piano che è un progetto di partnership che vede coinvolti 13 attori sociali, e fra questi la Kirk, la Chiesa di Scozia.

L’obiettivo è l’integrazione in tempi rapidi, attraverso l’accesso scolastico, lo studio della lingua, l’inserimento in percorsi di formazione e di lavoro che possano garantire prospettive a chi giunge fin qui.

David Bradwell è il coordinatore del progetto di accoglienza scozzese e non nasconde la soddisfazione per «il coinvolgimento nei progetti anche di chiese e comunità di fede, per promuovere al meglio azioni di dialogo interreligioso e interculturale, in maniera tale da far progredire l’integrazione e la crescita generale dell’intera società scozzese, che da questi nuovi innesti non potrà che trarre beneficio».

Il pastore Nelu Balaj racconta come la comunità da lui seguita abbia di fatto «adottato in maniera diffusa dieci famiglie siriane, aiutandole nel processo di integrazione, anche con azioni apparentemente semplici, come un invito a cena, che in realtà rappresentano per chi è straniero un grande segnale di voglia di condivisione e affetto, in un Paese caratterizzato da piccole comunità a volte un poco sperdute geograficamente, dove il rischio è quello di vedere crescere l’isolamento, scongiurato da azioni coordinate come quelle descritte».

Per i rifugiati lasciare la propria casa non è una scelta, ma una necessità. Per questo la prospettiva di un futuro stabile è caratteristica imprescindibile nel processo di integrazione.

La Chiesa di Scozia, Kirk, presbiteriana, si forma a seguito del ritorno in patria da Ginevra di John Knox nel 1559. Conta circa 1400 ministri di culto e 1200 congregazioni.

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