Sacrificio espiatorio

Un giorno una parola – commento a Isaia 53, 4

Erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato!
Isaia 53, 4

Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui
II Corinzi 5, 21

 

Le parole del profeta Isaia sono parte di una visione teologica complessa che vede l’agnello (per la lettura cristiana: il servo del Signore) che viene portato al sacrificio per le colpe dell’offerente, così che l’espiazione conseguita potesse anch’essa ricadere su colui che l’ha offerta. Per ottenere il perdono nel sacrificio di espiazione era necessario, identificandosi con la vittima, mettere la mano sulla sua. Con il sacrificio della vittima si perfezionava così un «doppio scambio»: il peccato dell’offerente passava all’animale sacrificato e il perdono ottenuto passava all’offerente.

Il profeta Isaia utilizza il meccanismo liturgico del sacrificio di espiazione già noto, e lo applica per una vittima unica i cui benefici raggiungono l’intera comunità. La chiesa cristiana successiva ha letto questo testo biblico in riferimento alla morte di Gesù che ha assunto in sé l’intero peccato dell’umanità di ogni tempo, così da produrre l’espiazione e procurare il perdono per i credenti.

In questo sacrificio di espiazione ci sono vari riferimenti importanti. Il primo è che un testo dell’Antico Testamento serve a interpretare il significato teologico della morte di Gesù. Gesù viene predicato come colui che «toglie il peccato del mondo», in quanto ottiene il perdono per tutti i credenti. L’Antico Testamento aiuta la lettura del Nuovo; poi sarà il Nuovo a proporre la lettura dell’Antico. Tutto questo sostanzia il rapporto strettissimo fra Antico e Nuovo Testamento e fra Israele e chiesa cristiana. Da queste semplici considerazioni derivano conseguenze e responsabilità sia per il rapporto fra Antico e Nuovo Testamento sia per il rapporto con l’Israele di oggi: nessuno dei due può essere trascurato. L’intera chiesa cristiana è chiamata a vigilare del continuo.    

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