Torino di nuovo terra di Olimpiadi?

A dieci anni dalle competizioni del 2006, una nuova possibile candidatura per il 2026

Se n’era parlato già alcuni mesi fa, ma è notizia degli ultimi giorni che la candidatura di Torino per le Olimpiadi invernali del 2026 sta prendendo corpo. «Complice» anche il referendum di ottobre che ha chiamato i tirolesi di Innsbruck a esprimersi sulla candidatura del loro territorio. Il 53% ha detto di no e quindi per il 2026 si è liberato un posto (anche Stoccolma si è defilata). In prima linea per riportare i cinque cerchi in Piemonte c’è la Camera di Commercio e alcuni sindaci dei Comuni olimpici (valli di Susa e Chisone).

Al momento il discorso è ancora allo stato embrionale ma le previsioni sui costi sono molto convincenti: si spenderebbe meno della metà rispetto all’edizione di undici anni fa. E questo aspetto economico potrebbe giocare a favore del Piemonte. Inoltre potrebbe esserci anche una collaborazione con Milano (e la Valtellina).

Nel Torinese le strutture ci sono già, o meglio ci sono ancora. Ma numerosi sono i lavori che dovrebbero essere eseguiti per poter ospitare (a vent’anni esatti) i giochi. Nella storia già Sankt Moritz, Innsbruck e Lake Placid hanno ospitato due edizioni delle olimpiadi invernali. Torino dovrebbe però rivedere molti aspetti. È vero che a giorni partiranno, finalmente, i lavori di ristrutturazione di alcuni impianti olimpici grazie al «tesoretto», ma in altri impianti i lavori sono molti. Trampolini e pista da bob sono al centro di due progetti di riconversione. Lo stadio del biathlon da tempo non sente più sparare un colpo. Idem lo stadio del freestyle…Decine e decine di milioni di euro per strutture usate pochi giorni e poi abbandonate o smantellate.

Anche le infrastrutture non interessate direttamente dalle gare sono state riconvertite, soprattutto il villaggio olimpico di Torino.

Se uno degli obiettivi dei giochi è quello di promuovere e far crescere gli sporti «minori» questo obiettivo è stato mancato. Tranne che per il curling, felice eccezione.

Si è anche parlato di una collaborazione transfrontaliera con le realtà francesi vicine ma questa proposta, scartata nel 2006, non è percorribile per motivi burocratici (Parigi, capitale francese, ospiterà già i giochi estivi del 2024).

Non rimane molto tempo per preparare un dossier completo e convincente: nel 2019 infatti verrà decisa la sede. L’ago della bilancia pare però essere proprio la metropoli: dopo la rinuncia di Roma alla candidatura di quelle estive del 2024 ci proverà Torino per il 2026?

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