Salvaguardare la natura

Un giorno una parola – commento a Salmo 104, 13

Egli innaffia i monti dall’alto delle sue stanze; la terra è saziata con il frutto delle tue opere
Salmo 104, 13

Egli non ha lasciato se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori
Atti degli apostoli 14, 17

 

Il salmista loda Dio per l’abbondanza delle piogge: in una regione montuosa e semi-desertica, si tratta di un elemento vitale. La stessa cosa vale anche per noi: senza acqua non potremmo vivere, né sopravvivere, anche perché il nostro corpo è composto per più del 90% di acqua. Comprendiamo la lode del salmista e uniamo alla sua la nostra lode al Dio creatore. Certo, negli sconvolgimenti atmosferici, spesso la pioggia si trasforma in esondazioni, allegamenti, disastri e morti: l’acqua suscita la nostra indignazione. Ma questa è rivolta all’acqua per una sua colpa?

Un mio compagno di studio mi domandava: è più violenta l’acqua che scende dall’alto in basso, anche copiosamente, oppure l’uomo cha l’ha canalizzata in stretti passaggi, spesso costruendo nei nuovi alvei? Così la natura si ribella, e una benedizione essenziale alla vita dà luogo a disastri. Un dono divino diventa motivo di maledizione, o meglio, un dono divino è stato trasformato dall’uomo in una minaccia continua al primo apparire di un’abbondante pioggia. La natura va governata, non solo sopraffatta e sfruttata: ne va della sopravvivenza della nostra vita e dei nostri beni.

Che fare? Ci dobbiamo muovere su due livelli: quello civile e quello religioso. Da cittadini attenti e responsabili delle scelte che si fanno, dobbiamo vigilare che l’acqua non venga più «violentata». Occorre adoperarsi per riparare i guasti precedenti prima di nuovi disastri e nuove morti. Dal punto di vista religioso dobbiamo recuperare il senso della lode nei confronti dell’acqua in particolare e della natura nel suo insieme. Solo così potremo salvaguardare la natura e la vita umana e nello stesso tempo unire la nostra lode a quella dell’antico salmista. Anche la nostra debole voce farà parte del canto di lode a Dio che tutti i credenti gli rivolgono.

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