Tre ordini del giorno per valutare positivamente gli sforzi che il comitato Opcemi, l’Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia, sta compiendo nel gestire le chiese e le opere che le fanno capo. I deputati presenti al Sinodo di Torre Pellice dopo la relazione della presidente Opcemi Mirella Manocchio, eletta nel corso dello scorso anno, riconoscono l’impegno nella gestione della complicata situazione finanziaria, ricordando di mantenere costante l’attenzione sulla necessaria sensibilizzazione nei confronti dei consigli di chiese sul fronte delle contribuzioni da parte dei membri e dei simpatizzanti, e nell’avviare azioni di finanziamento. Apprezzata inoltre la rete di relazioni che si sta ampliando con le altre componenti dell’ecumene mondiale, e richiesto al contempo un maggiore coordinamento con il servizio Eci, Essere chiesa insieme, nell’accompagnamento di pastori e diaconi stranieri chiamati a prestare servizio in Italia.

La presidente Opcemi ha sottolineato «l’importanza della sfida globale cui siamo chiamati e che ci consente di avere relazioni internazionali che ci inseriscono in un contesto assai più ampio rispetto alle nostre realtà, e che consideriamo necessario per inserire le nostre dinamiche, le nostre sfide, e anche le nostre debolezze che a volte ci paiono più grandi del dovuto, in una cornice più estesa. A fianco di ciò non possiamo tacere però dei tanti, troppi muri, fisici ma anche ideologici (questi ultimi forse anche più infidi e pericolosi) che le nostre società elevano, e i cui schemi in qualche maniera si ripercuotono anche nelle dinamiche della vita delle nostre comunità».

La pastora Mirella Manocchio ha anche ricordato che il 2017 è il centenario dalla morte di Henry James Piggott, primo missionario metodista in Italia, sepolto al cimitero degli inglesi di Roma: «Il 9 novembre prossimo all’università La Sapienza di Roma l’annuale convegno organizzato dal Centro di documentazione metodista e il dipartimento di Storia, Cultura e Religioni dell’ateneo partirà proprio da questa ricorrenza per ragionare sulle missioni al giorno di oggi».

Gli interventi dei delegati del Sinodo si sono concentrati soprattutto sulla recente chiusura della Comunità metodista di Firenze, i cui membri sono confluiti nella locale Chiesa valdese e il cui edificio di riferimento continuerà a esser utilizzato per attività evangeliche. Alcuni deputati hanno richiesto «una riflessione su questo triste evento. Si tratta di un segnale di sofferenza, un piccolo campanello d’allarme, anche se è certo che i nostri fratelli e le nostre sorelle fiorentine continueranno ad essere testimoni di fede». Altri hanno preferito guardare ai fatti con una prospettiva differente manifestando «pur nel rammarico la serenità che deriva dal fatto che la comunità ha riflettuto a lungo e ha scelto di entrae in un’altra comunità. Se un percorso viene ritenuto concluso, è giusto guardare con serenità al futuro, pur comprendendo il dolore affettivo di una perdita, di un cambio di scenario».

Immagine di Pietro Romeo

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