Si apre domani nella sala loft del Palazzo delle Arti di Napoli (Pan), via del Mille 60, la mostra iconografica «Oxidium oltre l’icona», esposta fino al 23 luglio, di Salvatore Cuturi, in arte Kuturi.

Alle ore 18,30 si terrà la conferenza stampa e il vernissage ai quali prenderanno parte: l’artista, l’assessore alla cultura e al turismo, Nino Daniele, la consigliera comunale Laura Bismuto, il vicario episcopale della Curia di Napoli, mons. Mario Cinti, il curatore Andrea B. del Guercio, professore di storia di arte contemporanea dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, il relatore Riccardo Notte, scrittore e docente di antropologia culturale dell’Accademia di Brera.

Napoletano, trapiantato a Milano, Kuturi si è dedicato alla scoperta e alle trasformazioni di materiali naturali per dare forma e rendere vive opere – icone ossidate, sculture e installazioni – che sono il frutto di lavoro e di studio portati avanti per anni.

L’artista parte dal legno per poi arrivare a miscelare ingredienti semplici quali il rosso d’uovo, la birra, ma anche lo stucco, il gesso, il bolo rosso (una particolare argilla), la missione (un particolare collante naturale); infine partecipano alla composizione ultima delle opere: gli acidi ed i pigmenti.

«L’idea inizia a girarmi in testa a metà degli anni novanta, – scrive Kuturi nel Documento delle icone sacre ossidate, stilato nell’agosto del 2014 – concentrare tutte le esperienze artistiche e personali in qualcosa che vada oltre la mia capacità espressiva.

All’inizio del terzo millennio i primi passi, centinaia d’ore dedicate ad esperimenti poi falliti. Piccoli momenti di gioia andati alla deriva e trasformati in mesi ed anni di delusioni e frustrazioni.

Dentro c’ero io, la mia anima. Sapevo che quella era la mia strada, volevo essere io e non era più mia intenzione accontentare gli altri; ma non spuntava l’alba.

Poi la svolta, un errore, il tocco divino, la mano invisibile che ribalta il barattolo dell’acquaragia che cola tutta sulla foglia oro posata con cura. “Che rabbia! Lascio tutto e chiudo bottega, se ne riparla domani”.

Il mattino seguente la rivelazione; la foglia oro era un florilegio di verderame, sfumature che aprivano ad una nuova visione. Da lì si iniziano gli esperimenti con tutti i tipi di acidi e solventi possibili. Nel 2014 il primo mattone che tiene, K60 – 514 (Ghenesis). La prima icona sacra ossidata».

Le opere di Kuturi non sono soggetti religiosi ma «hanno l’ardire di essere una finestra sull’invisibile, ebbene una finestra senza legno e senza vetro, una finestra senza materia. (…) Qui non esiste più la cosa, ma una visione di bellezza che va oltre la figura e apre la mente facendo volare il pensiero verso il desiderio dell’incontro con l’Eterno».

Prima di creare, Kuturi dedica tempo al silenzio e alla preghiera, poi quando inizia a comporre lo fa con un sottofondo musicale che va dai canti gregoriani alla musica classica e sciamanica.

Kuturi, l’artista indipendente, come si definisce, si forma tra Napoli e Milano, città dove poi si trasferisce nel 1990. Si avvicina agli studi di architettura ma inizia ad approfondire le sue tecniche nel laboratorio artigiano del padre, dove impara la lavorazione della foglia oro. Frequenta gli ambienti degli artisti napoletani vicino al gallerista Lucio Amelio ed entra in contatto con personaggi del calibro di Andy Warhol e Joseph Beuys. La svolta artistica arriva nel 1990 quando, dando ascolto a suo padre, si trasferisce a Milano e fonda Arte Zara LabGallery, la sua galleria d’arte con annesso laboratorio. Viaggia molto e a Parigi conosce l’artista Arman, colonna portante del Nouveau Réalisme. Con il progetto «Icone Sacre Ossidate» ha realizzato numerose mostre d’arte in Italia. Nell’ottobre 2016 la mostra «Aurum 79. Icone sacre ossidate» è stata esposta presso la libreria Claudiana di Milano.

Immagine: «Questa non è una croce», tratta dal sito www.kuturi.it

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