Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!
Salmo 22, 1

Poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati
Ebrei 2, 18

Inserendo questo testo nel contesto di cui fa parte, si comprende che l’autore della Lettera agli Ebrei sta esponendo il piano di Dio e la vicenda di Gesù Cristo, non diversamente dagli scritti di Paolo e di Giovanni, nel modo seguente. Dio ha mandato Cristo nella nostra umanità perduta e Cristo è divenuto un uomo come gli altri e come gli altri dunque ha conosciuto i limiti della nostra vita. La vita è percorsa da «tentazioni», che mettono a dura prova sia la vita stessa sia il rapporto con Dio: «tentazione» e «prova» traducono la stessa parola greca. Tra di esse la massima prova è la morte che getta l’umanità nel pessimismo esistenziale e porta al rifiuto della fede in Dio. Gesù Cristo, per amore dell’umanità, ha affrontato anche questa prova e l’ha superata affidandosi alla parola di Dio. Egli dunque può venire in aiuto all’umanità timorosa e peccatrice. In che modo? Avendo vinto la morte ha espiato i peccati dell’umanità una volta per sempre, dando a tutti una speranza nuova. L’umanità liberata dal peccato e perdonata, può ora affrontare la prova in un modo diverso. Cristo ha indicato una nuova prospettiva e al tempo stesso, per questo motivo, è stato costituito da Dio sacerdote, sia come mediatore della nuova realtà, sia come colui che «misericordioso e fedele (vs 17)» continuamente intercede per noi perché non ricadiamo nella tentazione. Mentre esteriormente tutto sembra rimanere come prima, in realtà, ora, con l’aiuto efficace di Cristo, tutto è diverso da prima. Le forme della tentazione, della prova, sono rimaste le stesse, ma essa per noi che siamo in Cristo non ha più alcuna sostanza, la sua forza è stata spezzata: e noi, che amiamo sempre ripetere che la sostanza è più importante della forma, possiamo vivere senza paura una vita nuova alla gloria di Dio

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