Business is Business. Il Real Madrid, la più celebre e titolata squadra di calcio al mondo, vorace vincitrice di trofei sul campo e di contratti multimilionari con gli sponsor di ogni angolo del pianeta, cancella la croce dal proprio simbolo societario. La scelta avviene a seguito della firma di un accordo con l’azienda Marka, grande gruppo distributivo degli Emirati Arabi che si è aggiudicata la possibilità di commercializzare in esclusiva i prodotti della squadra madrilena in sei nazioni: gli Emirati, l’Arabia Saudita, il Qatar, il Kuwait, il Bahrein, l’Oman. Nuovi e ricchi mercati con una caratteristica comune: l’Islam come religione di stato.

Intervistato dall’agenzia di stampa britannica Reuters il vice presidente di Marka, Khaled al-Mheiri ha affermato che il logo è stato modificato per tener conto delle sensibilità culturali delle popolazioni dei paesi coinvolti: «Dobbiamo essere cauti, specialmente in alcune aree del golfo Persico in cui certi simboli potrebbero urtare la popolazione». E quindi i potenziali acquirenti di gadget. Quindi via la già minuscola croce che sormonta la corona, simbolo della monarchia spagnola, e pronti allo sbarco in grande stile in terra d’Arabia per le vendite che avranno avvio da marzo.

Trovandosi probabilmente in una situazione poco invidiabili, i vertici del club non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, nonostante in Spagna la polemica sia montata in maniera immediata. Ma non è la prima volta per le Merengues, così chiamate dal colore bianco delle divise. Uno dei principali sponsor, la compagnia aerea Emirates, non usa il simbolo con la croce nelle proprie comunicazioni, mentre nel 2014 la banca nazionale di Abu Dhabi ha presentato una nuova carta di credito, sempre con il logo mutilato.

Il club è però in buona compagnia. Lo storico rivale Barcellona, che contende al Real Madrid e agli inglesi del Manchester United lo scettro di squadre più ricche del mondo, e il cui logo presenta la croce di San Jordi, protettore della Catalogna, rossa su sfondo bianco, è stato a sua volta protagonista di una simile cesura già 10 anni fa, sempre in occasione di uno sbarco in grande stile sui mercati arabi. I vertici del club allora gridarono alla contraffazione, ma il non avviarsi di alcuna procedura penale ha reso evidentemente per lo meno la consapevolezza di chi sta nella stanza dei bottoni. Nonostante con la questione catalana non si scherzi da quelle parti. Nel 2013 il Paris Saint Germain, il più ricco club di Francia, allora appena acquistato da magnati del Qatar, cambiò a sua volta lo stendardo, facendo scomparire la culla di Luigi XIV, baluardo del cattolicesimo, salvando il giglio, simbolo della città di Saint Germain e della monarchia francese.

Già si sprecano i nomi degli stadi griffati con grandi sponsor stranieri -a proposito il mitico stadio del Real Madrid, il Santiago Bernabeu, starebbe per cambiare nome per chiamarsi Abu Dhabi Santiago Bernabeu, nel quadro di un accordo da mezzo miliardo di euro- e ora pure i simboli si adeguano alle leggi di mercato. Un colpo al cuore per i nostalgici. Denaro al posto delle tradizioni, purtroppo poco, o nulla, di nuovo.

Ma c’è chi dice no. I tifosi dell’ Everton, squadra di Liverpool , hanno con un referendum bocciato il logo voluto dai nuovi sponsor che consideravano la scritta Satis Nil, Nisi Optimum (niente è sufficiente, se non il meglio), le due corone di alloro e la torre di Prince Rupert del vecchio stemma come troppo ingombranti. Un plebiscito lo ha salvato. Fino al prossimo assalto.

Immagine: il dettaglio del logo della squadra, dove si trova la croce. By Guilherme Paula - self-made, based in Image:Flag of Spain.svg, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2534309

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