Istituto “Prever” di Osasco: ultimatum alla Città Metropolitana

Da oltre un anno l’Istituto Agrario di Osasco attende risposte sull’ampliamento dell’edificio

Si avvicina il 31 gennaio: è una data importante per l’Istituto Agrario “Prever” di Osasco che ha fissato per quella data una sorta di ultimatum alla Città Metropolitana di Torino. La vicenda è quella, ormai di lungo corso, che riguarda l’ampliamento dell’edificio, ormai non più sufficiente per accogliere gli studenti, in costante aumento, e che aveva portato, a inizio 2015, alla costituzione di Ca.Sc.O., associazione volontaria formata da insegnanti, allievi e genitori nata per reperire i fondi necessari alla costruzione di un prefabbricato adatto a soddisfare le esigenze dell’istituto. Sono passati quasi due anni da allora, ma ancora di queste nuove aule non c’è traccia.

La lunga storia è iniziata con l’attivazione di Ca.Sc.O., a partire dal marzo del 2015, nel reperimento di una cifra preventivata di 60.000 euro per la costruzione di un prefabbricato che potesse soddisfare le richieste di maggiore spazio dell’istituto. Nel giro di poco più di due mesi, l’associazione è stata in grado di raccogliere addirittura di più, arrivando in breve tempo ad avere a disposizione circa 66.000 euro. «La risposta del territorio – spiega il professor Marco Ramotti, membro di Ca.Sc.O. – è stata rapida e consistente, con diverse amministrazioni comunali, enti, associazioni e molti privati che hanno sostenuto l’iniziativa anche con contributi piuttosto significativi, manifestando così un forte interesse per un istituto che rappresenta un patrimonio per il territorio. Inoltre ci siamo impegnati nella promozione di attività culturali e ricreative che, nel giro di due mesi, ci hanno permesso di superare la cifra preventivata». Da allora, però, sono cominciati i problemi. Quando la Città Metropolitana ha visto il progetto e i fondi a disposizione, quest’ultima ha deciso di optare per una soluzione più “in grande” rispetto a quella del prefabbricato, considerata troppo vicina agli standard “post-terremoto”: va da sè che anche i costi sarebbero stati diversi, ma i vertici dell’ex-provincia hanno garantito la copertura dei rimanenti 140.000 euro necessari all’ampliamento. Verso la fine del 2015 si era nelle condizioni di poter lanciare il bando per l’assegnazione dei lavori, sulla base di un progetto quasi esecutivo.

Nel frattempo, però, il blocco dei fondi per via del passivo di bilancio e il cambio nell’amministrazione hanno fatto passare tutto il 2016 senza che nulla, su questo fronte, si muovesse. Lo scorso 25 dicembre, in una lettera che lo stesso Ramotti ha definito «tra il disperato e il provocatorio», Ca.Sc.O. ha minacciato una vibrante protesta se il bando per l’assegnazione dell’appalto non fosse stato prontamente istituito. Anche per via della risonanza ottenuta attraverso i media, immediatamente il vice-sindaco della Città Metropolitana, Marco Marocco, ha contattato lo stesso Ramotti, spiegando che presto, attraverso il “decreto milleproroghe”, i fondi sarebbero potuti essere sbloccati e finalmente si sarebbe proceduto al bando. Il termine fissato per una risposta definitiva è stato il 31 gennaio, un tempo che, se tutto dovesse poi procedere senza intoppi, dovrebbe portare ad avere a disposizione le nuove aule per il prossimo anno scolastico. Mancano pochi giorni e i membri di Ca.Sc.O., speranzosi ma poco fiduciosi in un’amministrazione che ha mostrato una grave inefficienza su questa vicenda, attendono una risposta, pronti, in caso contrario, a far sentire in modo deciso la propria voce.

Interesse geografico: