Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato ieri, 27 settembre, la sua «legge anti-moschee»: è lo stesso quotidiano genovese Il secolo XIX a definire così, a tutta pagina, il provvedimento riguardante la «disciplina urbanistica sui servizi religiosi», voluto dall’amministrazione di centrodestra e che va a limitare per via «urbanistica» (per esempio vincolando l’apertura di luoghi di culto a una distanza minima da altri di altro credo) la libertà di culto. Le opposizioni hanno votato contro.

Nelle settimane che hanno preceduto la discussione finale e l’approvazione della legge regionale, con modifiche rispetto al testo originale, fra le iniziative di critica a quanto si andava producendo in seno al Consiglio, si era tenuto, nel tempio valdese di via Assarotti il 10 settembre, un incontro sul tema «Libertà religiosa, che succede in Liguria?», organizzato dal V Circuito delle chiese metodiste e valdesi, a cui erano intervenuti Ilaria Valenzi, consulente legale della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato, e l’avv. Paolo Musso, presidente del Consiglio della Comunità luterana di Genova. In quella occasione erano stati espressi pesanti dubbi non solo sulla materia del provvedimento in discussione (che attribuisce alla Regione poteri di vaglio, in base a criteri urbanistici molto restrittivi, sull’utilizzo di spazi edilizi a fini di religione e divulgazione culturale religiosa) ma anche sulla logica «emergenziale» che informa il provvedimento.

Dall’incontro era scaturita una «memoria» inviata il 19 settembre al Consiglio regionale che afferma tra l’altro: «L’opinione condivisa è che sulla scorta di presunte logiche emergenziali si finisca con l’adottare provvedimenti punitivi invasivamente compressivi delle libertà individuali, che finirebbero col ledere soggetti che non hanno mai rappresentato un problema per la società italiana, ma anzi pur sotto tono e senza velleità propagandistiche o proselitistiche hanno sempre testimoniato coi fatti quanto di meglio il pensiero occidentale ha prodotto negli ultimi secoli, in tema di pluralismo, solidarietà ed afflato umano». E ancora, nella consapevolezza che la Costituzione (art. 117) attribuisce allo Stato e non alle Regioni la «disciplina del fenomeno religioso», il documento prosegue: «Le chiese evangeliche genovesi ritengono in sintesi che l’autonomia legislativa in materia urbanistica sui luoghi di culto ed assimilati non possa prescindere dal varo di un’idonea normativa nazionale che superi la vetusta legislazione fascista del ‘29 sui culti ammessi, e stabilisca criteri una volta per tutte omogenei cui le Regioni si attengano nell’esercizio delle proprie prerogative».

Peraltro già nello scorso mese di luglio luglio si era svolta una audizione nel corso della quale rappresentanti del mondo evangelico avevano criticato l’impostazione della proposta di legge. Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Luca M. Negro aveva dichiarato a Riforma.it: «siamo convinti che la proposta di legge ligure, camuffata con qualche “ritocco cosmetico”, ricalchi sostanzialmente le due precedenti: lombarda e veneta. La prima bocciata dalla Corte Costituzionale ed entrambe impugnate dal Governo italiano, poiché lesive delle libertà di culto. Una legge che, se approvata, colpirebbe tutte le minoranze religiose e in particolar modo le confessioni che ancora non dispongono di un’Intesa con lo Stato italiano, come le comunità religiose di immigrati»; si contestava inoltre il ricorso, previsto dalla legge, alla consultazione della cittadinanza tramite referendum o altro strumento.

Il testo, come si diceva, ha subito delle modifiche prima di essere votato, e sarà commentato non appena disponibile. ma la sua logica è chiara: pensato in riferimento soprattutto al mondo islamico, suscita allarme in tutte le confessioni religiose e in quanti tengono alla democrazia nel nostro Paese.

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