«Buona cosa la morte di 50 omosessuali»

Le sconvolgenti parole di un pastore a poche ore dalla strage di Orlando specchio di una società ancora assediata dai pregiudizi

«Siete tristi che 50 pedofili siano stati uccisi? Io direi di no, io penso sia una gran cosa. Oggi Orlando è un po' più sicura».

Sono parole sconvolgenti quelle pronunciate da Roger Jimenez, che non ricopre il ruolo di portavoce del Ku klux klan o di qualche altra aggregazione razzista, ma che di mestiere fa invece il pastore di anime nella comunità battista di Sacramento, nella moderna e all'avanguardia California.

Una predicazione a caldo la sua, domenica 12 giugno, ad appena poche ore dalla carneficina la cui matrice appare ancora al momento non del tutto chiara. Rimane il gesto tremendo, la peggior strage su suolo americano dalla caduta delle torri gemelle. E rimangono, rimarranno nel tempo, i concetti espressi dal pastore Jimenez, prontamente rimossi dal canale video Youtube, ma ancora disponibili sul sito dell'emittente televisiva Cbs.

Sconvolte e indignate le reazioni di Sandrea Nelson, direttore della coalizione di sigle del movimento Lgbt delle città di Davis e Phoenix che ha rimarcato di non aver mai udito in precedenza simili espressioni da nessun membro di chiesa,  lui stesso cresciuto in una comunità battista.

Il sindaco di Sacramento Kevin Johnson ha prontamente fatto sentire la propria voce alla stampa affermando come le parole di Jimenz nulla abbiano a che fare con la fede e i valori cristiani, e mai troveranno asilo e comprensione nelle nostre comunità. E molte altre reazioni in queste ore si stanno fortunatamente udendo, molte anche da rappresentanti del panorama battista.

Quello del pastore di origini ispaniche è sicuramente uno dei casi limite di intolleranza che ruotano attorno a questo e ad altri episodi registrati in passato, soprattutto ai danni della comunità gay e lesbo, ma non vanno liquidati come la follia di un predicatore.

Riflettono in qualche maniera un sentimento diffuso, che pronunciare esplicitamente in questa maniera non va bene, ma che esiste, e che riguarda le nostre sorelle e i nostri fratelli omosessuali. Pregiudizi che non necessariamente esplodono in odio fisico o verbale, ma che sono insidiosi, striscianti, e per questo forse ancora più difficili da debellare. Gli omosessuali e le lesbiche avrebbero atteggiamenti promiscui, condurrebbero vite dissolute, degne di biasimo, magari pubblico, certamente privato.

Ed ecco che quindi il loro sangue sarà quasi sicuramente infetto, nonostante ogni ricerca scientifica non mostri correlazione fra preferenze sessuali e malattie ad esse collegate. Dal 1983 negli Stati Uniti i gay non possono donare sangue, la questione è giocoforza riesplosa nei giorni scorsi. Ma quelli erano gli anni del boom dell'Aids, di cui si comprendevano le cause ma che pareva all'epoca un male incurabile, figlio soltanto degli atteggiamenti promiscui di gay e lesbiche.

Da allora poco è cambiato, il pregiudizio si è diffuso a macchia d'olio, quasi come un' equazione gay uguale libertino quindi uguale potenziale malato. Un preconcetto che non poggia su alcuna base scientifica

Dopo anni di battaglie che non hanno scaldato l'opinione pubblica ma sono state combattute da poche associazioni, finalmente da dicembre 2015 i gay e le lesbiche statunitensi potrebbero donare il proprio sangue, se capaci di dimostrare che la propria astinenza sessuale dura da almeno un anno.

Servono doti da clausura per fare del bene, da certe parti.

Nulla da stupirsi quindi se in una nazione con un sentimento medio capace di produrre simili obbrobri legislativi, si registrino di conseguenza dei picchi di intelligenza come quello del pastore Jimenez.

Ma ahinoi gli Stati Uniti non sono soli in questo clima omofobico: nella moderna Europa, patria del diritto, sono soltanto cinque gli Stati in cui omosessuali e lesbiche possono liberamente aiutare il prossimo donando il proprio sangue. E per una volta l'Italia compare in un classifica virtuosa, in compagnia di Spagna, Portogallo, Polonia e Lettonia. Mentre ad oggi 18 dei 28 Paesi europei vietano del tutto la donazione: fra questi la Germania e la Francia, sempre per il pregiudizio inerente la promiscuità implicita nel mondo Lgbt. Come stupirsi quindi di fronte a folli che acquistano armi al supermercato e possono dar sfogo ad impulsi non così estranei a larghe fette di popolazione.

Foto: via flickr.com, utente Fibonacci Blue

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