Bibliodiversità: una nuova, bella parola

Percorso personale all'interno del Salone del libro di Torino

Il Salone del libro di Torino è stato pieno di eventi tematici per cui si sono sopportate anche lunghe code: presentazioni e dibattiti, in diverse lingue straniere considerata la presenza della sezione «Anime arabe», all’insegna dei diritti umani, del multiculturalismo, delle migrazioni e delle identità transnazionali. Molto frequentato anche lo spazio per i più giovani e questo è un bel segnale: i genitori «internettizzati» sembra abbiano compreso quanto importante sia che l’esperienza della lettura avvenga attraverso il libro – e non solo attraverso gli strumenti tecnologici – nella speranza che i ragazzi imparino a selezionare titoli e proposte.

Il Salone del libro ha dato spazio anche al tema delle famiglie, mettendo in risalto la forza dell’amore e delle relazioni affettive che consentono di andare oltre il buio e la paura (terrorismo, crisi economica, migrazioni, guerre…) per guardare al domani con fiducia e vivere un tempo di gioia, nonostante le difficoltà, nel segno dell’accoglienza e dell’inclusione. Ed è una gioia di vivere che viene dalla lettura e dall’incontro con l’altro.

In un itinerario attraverso l’Italia che non ha paura, con Portami oltre il buio (Laterza, 2016) Giorgio Boatti ha invitato a considerare esperienze, progetti, scelte di vita che sono riuscite a trasformare le difficoltà in risorsa, nel tentativo di valorizzare ciò che davvero conta: l’accoglienza, l’inclusione, la condivisione per un futuro inaspettato e vitale. E all’indomani dell’approvazione della legge sulle unioni civili, «Famiglie 3.0» è il titolo dato a una tavola rotonda intorno al libro di Melita Cavallo Si fa presto a dire famiglia (Laterza, 2015) che ha consentito di ragionare sulle diverse forme di famiglia e sulle sue difficoltà, riflettendo sull’importanza dei legami amorevoli che sostengono i più piccoli e li accompagnano nella vita adulta: ciò che è emerso con convinzione è che l’orientamento sessuale non solo non deve essere un elemento di discriminazione ma non può nemmeno rappresentare un elemento di pregiudizio nei confronti della crescita dei figli. È ancora presto per basarsi su dati di ricerca empirica in Italia ma possiamo intanto osservare ciò che accade in altri Paesi: nel gruppo familiare vi sono sempre figure femminili e maschili che possono integrare l’educazione dei genitori, anche in presenza di una coppia composta da due uomini o da due donne.

Di Papà, mamma e gender (Utet, 2015) si è parlato anche con Michela Marzano all’Arena Bookstock, nell’area cioè dedicata alla formazione dei giovani e piena di scolaresche, che hanno ascoltato con attenzione il racconto del dibattito rovente sul gender, la cui impostazione ideologica in passato ha creato confusione e generato apprensione in genitori e insegnanti. La filosofa ha detto di interrogarsi anche come credente e ha invitato a rendersi conto della pluralità di posizioni all’interno del mondo cattolico.

La lente storica – presente al Salone in diverse proposte – ha evidenziato l’importanza di rileggere la Resistenza. Ricordo qui solo alcuni eventi: la presentazione del libro di Andrea Bouchard che con Fuochi d’artificio (Salani, 2015) ha interessato e incuriosito la platea di tantissimi giovani che sono anche intervenuti con diverse domande e l’attenzione dedicata a Piero e Ada Gobetti. La forza dell’amore (Passigli Editore 2016) è il titolo di un libro che ripercorre la loro straordinaria storia d’amore nei diari inediti e nelle lettere private in cui trapela la passione per la cultura, la politica, l’editoria: pubblico e privato si intrecciano in un sodalizio in cui l’amore è un’esperienza che crea la realtà nel mentre la riceve nella sua pienezza. Se ne è parlato in un’affollatissima sala con Paolo Mieli e poi di nuovo in una sessione dedicata al tema «L’editore ideale» in cui si è riflettuto sull’eredità gobettiana cercando però anche di mettere in luce alcune visioni per il futuro: generatività e creatività al servizio della cultura e dell’impegno civile che già allora si interrogava su come superare la crisi libraria.

Oggi l’indicazione che emerge dal Salone torinese è una valorizzazione della «bibliodiversità», del confronto pubblico e del pluralismo di idee che suscita dibattito intorno a temi cruciali del nostro vivere, all’interno delle case editrici e – attraverso i libri – con le comunità di lettori e lettrici. A rafforzare questo approccio, il Salone dell’anno prossimo ha già nuove idee per valorizzare il ruolo delle comunità e per affrontare le conseguenze delle concentrazioni del mercato editoriale a cui la piccola e media editoria tenterà di rispondere con agilità: le ricadute non sono solo sul mercato dei libri ma sulle possibilità di mantenere viva quella diversità culturale e quel pluralismo che creano lettori, cioè cittadini maturi e consapevoli: è una questione cioè di democrazia e di libertà.

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