Un’altra Austria

Le chiese austriache e la società civile reagiscono alla nuova legge che restringe il diritto d’asilo

Al di là del Brennero gli ultimi mesi sono stati politicamente intensi: in piena campagna elettorale, mentre il governo ha lavorato al ripristino dei confini nazionali, il Parlamento federale ha riformato in senso restrittivo la legge nazionale sul diritto d’asilo. Si tratta, ne abbiamo scritto, del tentativo politico della coalizione che vede al governo socialisti e popolari di inseguire sul suo terreno la destra di Hofer, vincitore del primo turno delle elezioni presidenziali.

Ma il paese non ha un volto solo e in questi stessi mesi un’altra Austria è stata presente e operosa: soprattutto in materia d’immigrazione, un tema che ha monopolizzato il dibattito pre-elettorale, tanto le chiese quanto la società civile austriache non hanno mancato di fare sentire la loro voce.

Tramite le rispettive organizzazioni assistenziali, già durante il dibattito parlamentare sia la Chiesa cattolica che la Chiesa evangelica -  l'unione delle Chiese luterane e riformate in Austria - avevano chiesto al governo di abbandonare il progetto d’inasprimento delle norme sui richiedenti asilo. «La Chiesa cattolica esprime il suo deciso dissenso a provvedimenti che di fatto aboliscono il diritto d’asilo», era stato il commento della Conferenza dei vescovi cattolici, particolarmente preoccupata dalla «reazione a catena» che la nuova legge austriaca avrebbe potuto provocare in altri paesi europei. Altrettanto forte la presa di posizione della Chiesa evangelica, che in una lettera aperta inviata al Parlamento in data 20 aprile  non aveva esitato a definire il nuovo provvedimento «costituzionalmente inaccettabile».

Appelli caduti nel vuoto, perché una settimana dopo la nuova legge è passata con ampia maggioranza. Tuttavia non solo giuristi ed esperti, ma lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura e i presidenti dei 9 tribunali amministrativi dei Laender hanno sollevato questioni d’incostituzionalità. Facendosi portavoce dei suoi colleghi, il presidente del tribunale amministrativo del Tirolo Christoph Purtscher ha rilevato come i 14 giorni di arresto previsti dalla legge e il respingimento dei profughi al confine senza ingiunzione scritta costituiscano di per se stessi due gravi attacchi alla Costituzione austriaca. Per Purtscher non è chiaro come possano presentare «ricorso orale» le persone che vengono respinte al confine senza poter più rientrare in Austria. «Il modo per superare questa contraddizione non si capisce quale sia, ma non può certo consistere nell’eliminazione delle garanzie giuridiche a carico di chi intende fare ricorso», ha dichiarato il Presidente.

Dal canto suo, anche la società civile ha esternato le proprie perplessità. L’Istituto Ludwig Bolzmann per i diritti umani si è detto certo che la legge verrà contestata sia dalla Corte costituzionale austriaca che dalla Corte di giustizia europea e dalla Corte europea per i diritti dell’Uomo. Secondo l’Istituto non è affatto chiaro se, sulla base dei trattati europei, possa ritenersi valido lo «stato di necessità» cui fa riferimento il governo austriaco (non esistono finora precedenti giuridici in merito). Critiche vengono espresse anche dall’organizzazione in difesa dell’infanzia vicina al Partito socialista – «Facciamo notare che questo modo di procedere, non solo sul piano nazionale, può costituire un precedente per il futuro, in altri contesti» – e dall’Organizzazione federale per la gioventù, di cui fa parte la Gioventù evangelica austriaca, che in una lettera aperta datata 26 aprile ha ricordato come le modifiche alla legge sul diritto d’asilo aggravino «la situazione delle famiglie che cercano rifugio» e non tengano in nessuna considerazione «i bisogni particolari dei bambini e dei giovani ragazzi che hanno già subito traumi fortissimi».

L’unico plauso al testo del governo è arrivato dalla Lega dei Sindacati Austriaci e dalla Camera del Lavoro, i quali tuttavia hanno consigliato «prudenza» nell’applicazione delle sue norme: «una promulgazione frettolosa di queste misure senza che vi sia un pericolo effettivo sarebbe pericolosa dal punto di vista democratico e politico». Infine, perplessità interne non sono mancate negli stessi partiti di governo. Andreas Schieder, capogruppo del Partito Socialista, ha messo l’accento sulla durata dei nuovi provvedimenti eccezionali: «queste norme possono durare al massimo sei mesi. Se in seguito dovesse sussistere lo stato di necessità, potrebbero essere prolungate per altri sei mesi, per un massimo di tre volte». Una specifica che malcela l’imbarazzo della sinistra austriaca.

Il 22 maggio, data del ballottaggio tra il «verde» Van der Bellen e il «nero» Hofer, sapremo se le strette del governo in materia d’immigrazione saranno servite a «tranquillizzare» quella parte d’Austria che, per paura, al primo turno si è voltata a destra. Tuttavia, quand’anche il pugno di ferro si rivelasse elettoralmente proficuo, una legge iniqua rimarrà legge: sulla pelle di persone che austriache non sono.

 

Fonte: http://evang.at/fluechtlinge-kirchen-protestieren-gegen-verschaerfung/

Foto: via pixabay.com

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