La nostra nuova identità

Un giorno una parola – commento a 2 Timoteo 1, 9

Dio dice: «Io non voglio contendere per sempre né serbare l’ira in eterno»
Isaia 57, 16

Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità
2 Timoteo 1, 9

Dio ci ha chiamato per nome secondo il suo proposito per noi. Dio ci ha chiamati a lasciare le tracce sul terreno della nostra vita perché esse definiscono la nostra identità.

Chi siamo? Che forma hanno le nostre tracce? Come intendiamo la nostra identità? Se diciamo: noi non siamo come gli altri o gli altri non sono come noi, ci definiremo in contrapposizione con gli altri, vedendoli in modo negativo, come nemici, come avversari. Questo tipo di identità lascerà senza dubbio tracce di sangue sulla terra della storia umana. Tutte le guerre, la discriminazione, la violenza nascono perché le si perseguono.

Ma Dio ci ha fatto “una santa chiamata” la quale non è stata condizionata dal merito o dalla colpa dei nostri genitori. Né delle nostre buone o cattive scelte, né per le tracce che abbiamo fatto sul terreno. Noi non siamo l’opera di noi stessi, né salvati per quello che siamo, ma per quello che Dio opera nella vita di ognuno/a di noi per mezzo di Gesù Cristo. La nostra nuova identità ha la forma della croce che ci libera e ci invita al discepolato. Attraverso la croce di Cristo, non dobbiamo più preoccuparci della nostra salvezza e possiamo sentirci fratelli e sorelle di tutti i nuovi crocifissi del nostro tempo. Questa è la nostra nuova identità. Questa è la nostra vera vocazione.

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