All’Hospice delle malattie infettive

Un progetto finanziato dall’otto per mille che dà sollievo ai malati terminali dell’ospedale «L. Sacco» di Milano

Ospiti dell’associazione Ahmis (Amici Hospice Malattie Infettive Sacco di Milano) abbiamo potuto visitare (chi scrive, insieme al vicepresidente del Concistoro della Chiesa valdese di Milano) l’ambiente che accoglie sino a dieci persone in fase terminale per cure palliative.

Il dottor Agostino Zambelli, la sua équipe e un gruppo di volontari ci hanno illustrato ciò che si è potuto realizzare con i fondi ottenuti attraverso l’otto per mille gestito dalla Tavola valdese. Con questi fondi si è potuto completare l’arredo di base del reparto (letti allungabili dotati di materasso antidecubito, poltrone letto per i familiari,…).

L’Associazione è attiva nel perseguire finalità che possano favorire la cultura delle cure palliative e delle cure di fine vita nella società civile, dando motivazioni per un’attività sempre più attenta ai bisogni dei morenti. Ahmis tenta insomma di favorire «l’umanizzazione dell’ospedale» nei vari servizi (anche sotto il profilo psicologico) che si svolgono a favore dei malati terminali e in particolare di quelli affetti da malattie infettive.

Gli Hospice di Milano sono messi dall’Asl in rete: le richieste sono sempre tante ma in genere possono essere tutte soddisfatte. È un grande impegno in una sinergia tra pubblico e privato, tra dipendenti e volontari che qui all’Hospice del Sacco sono, come abbiamo potuto constatare, fortemente motivati.

Il dott. Zambelli quando è in ferie va, spesso, in Africa in un ospedale nel Congo Brazzaville e ci racconta, illuminandosi, delle sue esperienze… scopriamo intanto che la presidente dell’Ahmis ha una sorella che vive da sempre a Pinerolo e così cominciamo a raccontare delle Valli valdesi, dell’ospedale valdese di Pomaretto, dell’impegno della chiesa valdese di Pinerolo sul territorio… l’otto per mille produce anche questo tipo di relazioni.

Dietro l’approvazione di un progetto c’è anche, spesso non espressa, un’attesa. Che è quella di conoscere chi ha creduto in questa o in quell’altra iniziativa. Il beneficiato può non accontentarsi dei fondi ottenuti ma desidera incontrare chi è realmente colui che sostiene il progetto con i fondi pubblci dell’otto per mille. E qui si apre un mondo che è ancora in parte da esplorare. Dove non ci autoproponiamo in quanto «valdesi» ma siamo invitati a conoscere, dialogare. Scoprendo una volta di più, come ci è recentemente capitato all’Hospice del Sacco, un pezzo di quella società solidale, impegnata nell’umanizzazione dei rapporti in un quadro di alta professionalità (volontari compresi).

Tornando a casa emozionati non possiamo far altro che esprimere tutta la nostra riconoscenza al Signore per le cose belle e importanti che illuminano il nostro vivere quotidiano di chiesa. La sfida è quella di rendere più umana, partecipata e vivibile questa nostra società crudele con i deboli e benevola con i forti. Una sfida che forse non raccoglieremmo se non fossero altri a tirarci dentro. Gente che ci conosce solo perché abbiamo detto sì a un progetto in cui loro credono. E qui inizia un’altra storia.

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