Non ci (basta) CaScO

La Città metropolitana rivoluziona il progetto di ampliamento della scuola superiore

Era il 23 settembre, due mesi fa, quando davamo notizia su riforma.it dell’avvio dei lavori per ampliare il complesso scolastico dell’Istituto Prever di Osasco, conosciuto da tutti come «l’Agrario di Osasco», per via della presenza di due indirizzi legati al mondo dell’agricoltura. In precedenza avevamo raccontato di come un’associazione (CaScO, Cantiere Scuola Osasco) avesse lavorato sodo per trovare i fondi necessari per costuire le 3 aule mancanti, dal momento che l’allora Provincia di Torino non aveva le risorse necessarie. 60 mila euro raccolti grazie a una serie variegata di iniziative, in pochissime settimane: concerti, corse, cene, sottoscrizione e contributi dei Comuni che vedono in questa scuola un importante punto di formazione.

Alla raccolta fondi aveva risposto presente anche l’8per1000 della Chiesa valdese, donando 10mila euro, il versamento più consistente. CaScO aveva già trovato la ditta che per poco meno di 60mila euro avrebbe costruito i prefabbricati necessari ed entro il 15 marzo tutti gli studenti avrebbero avuto un’aula. E poi cos’è successo? «La Città metropolitana, nella figura dell’ingegnere Sandro Petruzzi ci ha consigliato di cambiare idea per diversi motivi. I costi previsti non sarebbero stati quelli reali, la durata “tecnica” di quella struttura non poteva superare i 20 anni, non erano prefabbricati funzionali. Ci siamo fatti convincere anche perchè ci era stato assicurato che i fondi mancanti li avrebbe trovati la Città metropolitana e i tempi di consegna si sarebbero allungati di due mesi soltanto» ci spiega Marco Ramotti, docente all’«Agrario» e segretario di CaScO. E invece questa mattina l’area dove sono stati demoliti i vecchi laboratori è tristemente deserta. Rimane un «battuto» di cemento recintato da nastri bianco-rossi da cantiere. «Abbiamo provveduto a questa demolizione con fondi nostri, o meglio raccolti grazie all’operato dell’associazione, e da due settimane soltanto, dopo molte pressioni (gli studenti esasperati volevano occupare l’istituto) abbiamo ricevuto un progetto preliminare. Le 3 nuove aule verranno collegate al corpo principale tramite un corridoio e verranno utilizzati degli ex-container navali per edificare il tutto».

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Una soluzione all’avanguardia in Italia, ancora poco conosciuta ma con molte prospettive. Infatti i container sono modulabili, accostabili, impilabili. Nel caso di Osasco ne dovrebbero arrivare 7. «Verrano preparati in un officina –aggiunge Ramotti –e portati sul posto pronti, con la possibilità di rivestirli con legno e avere un prato sul tetto…». Ma sono insorti due problemi. I costi e i tempi. «60mila euro non sono sufficienti per coprire i costi –ci ha detto la consigliera della Città metropolitana all’istruzione Domenica Genisio – e quindi stiamo cercando la parte mancante. La Città metropolitana sta ponendo la massima attenzione alla questione ma prima dell’anno nuovo non sarà possibile avere le aule. Al momento però mi risulta che le lezioni si stiano svolgendo regolarmente».

Certo perchè per permettere agli studenti di avere un’aula si effettua una rotazione lasciando a casa alcune classi ogni giorno e aumentando di un’ora il tempo di quelle presenti. «I risultati sono che gli studenti arrivano a casa per pranzo alle 16… -termina Ramotti –e siamo passati da 60mila euro a circa 150mila con tempi di consegna previsti per marzo, sempre che tutto funzioni per il verso giusto nei vari uffici competenti. Abbiamo il pieno appoggio dell’assessore Regionale all’istruzione Gianna Pentenero che si sta adoperando in prima persona perchè la pratica Osasco, almeno per l’iter previsto in Regione, sia celere».