Sì alla donazione di sangue per i gay, ma con riserva

La Francia cerca di uscire dalla disposizione che discrimina gli omosessuali ma di fatto ribadisce il pregiudizio sull'orientamento sessuale. Come si muove l'Europa 

Finalmente, dalla prossima primavera, in Francia anche i gay potranno donare il sangue. Era una delle promesse del presidente Hollande, che ora la ministra della Sanità Marisol Touraine ha realizzato. Infatti finora la donazione era impossibile per un omosessuale, a causa di un pregiudizio che vede i gay più suscettibili di avere relazioni promiscue e senza protezione, e quindi potenzialmente più a rischio di contrarre l'Hiv. Un divieto contro il quale da anni si battono le associazioni lgbt e che ora sembra essere finalmente caduto. Ma c'è un ma. Infatti l'apertura ha delle condizioni: i gay potranno donare il sangue completo (cellule più plasma) soltanto se non hanno avuto rapporti sessuali negli ultimi dodici mesi, e soltanto il plasma se hanno una relazione stabile da almeno quattro mesi con un partner dello stesso sesso o se non hanno relazioni omoaffettive in corso. Condizioni che sembrano quasi peggiori del male, visto che ribadiscono nella sostanza l'antico sospetto, e cioè che la sessualità dei gay sia più a rischio (e quindi più da controllare) di quella degli eterosessuali. Stessa diffidenza di fondo, quindi, con l'aggiunta dell'ipocrisia. Naturalmente, visto che il discrimine avviene in base a un questionario sul proprio comportamento sessuale, può essere aggirato con dichiarazioni false.

D'altronde la Francia non è l'unica a muoversi con imbarazzo sul tema: sono molti gli Stati europei a vietare ai gay l'accesso alla donazione del sangue. In Germania è proibita da molto tempo, sulla base di statistiche che sosterrebbero – come in Francia – che i gay (in particolare gli uomini) sono a più alto rischio di contagio. Le direttive tedesche escludono peraltro dalla donazione e dalla trasfusione numerosi gruppi di persone con delle motivazioni anche curiose: persone con gravi malattie, o che tra il 1980 e il 1996 abbiano trascorso più di sei mesi nel Regno Unito, e anche chi ha un comportamento sessuale che si suppone ad alto rischio di trasmissione di malattie, come appunto gli uomini che fanno sesso con altri uomini e le prostitute.

Ad oggi, ben 18 dei 28 stati europei proibiscono del tutto agli omosessuali maschi la donazione di sangue e cinque Stati, Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca e Ungheria, la consentono dopo un anno di astinenza dei donatori, come si prevede ora per la Francia.

L'Italia invece appartiene a quei cinque Stati membri nei quali i gay sono valutati con gli stessi parametri degli eterosessuali. «Negli ultimi dodici mesi ha avuto rapporti sessuali a rischio?», recita la domanda generale che non allude all'orientamento sessuale. Se non conosce il comportamento sessuale dei propri partner, il donatore verrà  rinviato per quattro mesi. Dal 2001 la struttura del questionario negli ambulatori è la stessa per tutti, un'equiparazione che deriva, ancora una volta, dalle statistiche, che in questo caso non hanno riscontrato alcun aumento di Hiv tra i maschi gay donatori. Per una volta, incredibile a dirsi, è la Francia che avrebbe qualcosa da imparare dall'Italia sul piano dei diritti.

Foto di rdelarosa0, con licenza: CC0 Public Domain, by Pixabay

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