Eurodiaconia alla sfida dei migranti

Il tema degli sbarchi nel Mediterraneo al centro dell’annuale incontro delle diaconie europee. Victoria Munsey entra nel board al posto di Davide Rosso

L’Europa è al centro dei grandi flussi migratori che dall’Africa e dal vicino e medio oriente stanno riversando nel vecchio continente decine di migliaia di donne, uomini, bambini, in fuga da carestie o guerre fratricide. La politica comunitaria sta dimostrando tutto il suo scandaloso immobilismo rimandando decisioni serie e puntuali, con il solo risultato di accalcare ai vari confini schiere di disperati in condizioni drammatiche. Mentre la politica appare imbalsamata spetta ai vari attori sociali tentare di porre rimedio ad un’emergenza di fatto. Logico quindi che l’agenda del meeting annuale dell’Eurodiaconia, il network che raccoglie 44 organizzazioni sociali e sanitarie legate in maniera particolare alle chiese protestanti, anglicane e ortodosse europee, venisse ampiamente condizionata dai ragionamenti legati all’accoglienza e alla gestione di tutte queste persone. Non a caso il tema principale che ha dato il nome all’assemblea svoltasi a Barcellona dal 10 dal 12 giugno, ospiti della calorosa Chiesa evangelica spagnola (Iee), è stato “Costruire i ponti e riempire le buche”. Argomento su cui la Diaconia valdese, insieme alla Federazione delle chiese evangeliche italiane (Fcei) ha da anni avviato attività a vari livelli, in ambito di accoglienza e gestione dei bisogni dei migranti e dei richiedenti asilo.

Ecco perché molto interesse ha suscitato il workshop condotto da Davide Rosso, direttore del Centro culturale valdese e Victoria Munsey, vice presidente della Commissione Sinodale per la Diaconia, sulle relazioni da costruire per una diaconia efficace, in relazione con le autorità locali di volta in volta interessate, con i giovani europei che si stanno formando su queste materie e ovviamente con le chiese, che molte carte possono giocare al tavolo dell’accoglienza. «Su quest’ultimo punto come Csd abbiamo illustrato un protocollo che abbiamo appena consegnato alla Tavola valdese per le dovute valutazioni – racconta Victoria Munsey - : si tratta di una sorta di vademecum dedicato alle chiese locali, spesso composte da cristiani pieni di fede e di voglia di fare ma che hanno bisogno di una mano per gestire certe situazioni di criticità; in sostanza si forniscono strumenti e spunti per accogliere profughi e migranti nelle proprie comunità».

Profughi e migranti iniziano solo in questi mesi ad occupare le prime pagine dei giornali stranieri, cessando così di esser una tragedia tutta mediterranea.

«Le diaconie dei paesi (Francia, Italia, Spagna) che si affacciano sul mar Mediterraneo da anni sono alle prese con queste nuove sfide, per cui le loro voci sono state ascoltate con molto interesse anche dalle grandi organizzazioni del centro e nord Europa, che hanno solide tradizioni di impegno nella società, ma che iniziano solo ora ad affrontare queste nuove criticità» continua Munsey. Il pastore Massimo Aquilante, presidente della Fcei, ha potuto esporre gli scopi e gli obiettivi di “Mediterranean Hope”, l’ambizioso progetto di accoglienza che le chiese evangeliche italiane stanno declinando in varie modalità, in Italia e in nord Africa, e ne ha ricevuto apprezzamenti e incoraggiamenti dai delegati presenti. Delegati che sono stati anche chiamati a rinnovare parte delle 7 figure che compongono il comitato di supervisione dell’Eurodiaconia: dopo 10 anni lascia il suo posto Davide Rosso e a subentrargli è proprio Victoria Munsey con il compito di dare voce proprio alle diaconie mediterranee: «Sono molto felice per questa nomina, credo moltissimo in questi organismi in cui si condividono esperienze e capacità, e credo moltissimo nel lavoro da fare a fianco delle nuove generazioni che dovranno prendere in mano tutte queste situazioni, con nuove idee, nuovi scambi, nuovi progetti».

Momento collaterale all’assemblea ma molto toccante è stata la visita alla piccola comunità metodista di Rodì, paesone alle porte di Barcellona che gestisce un servizio di distribuzione del cibo e del vestiario per i profughi, oltreché uno sportello per indirizzarli al meglio in base alle necessità: un bell’esempio di collaborazione fra chiesa, ente pubblico, volontari.

Foto di Carlo Alfredo Clerici via Flickr | Licenza CC BY 2.0

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