None, altri posti di lavoro che se ne vanno?

All'ex Indesit di None l'azienda americana Whirlpool ha annunciato la chiusura nel 2018 del centro di ricerca che dà ancora lavoro a 120 persone

Sembra non finire l'emorragia di posti di lavoro nel pinerolese e in particolar modo nel manifatturiero. E sembra non aver un lieto fine neanche la storia gloriosa dell'Indesit nonese, acquistata nel 2014 dal gruppo americano Whirlpool che adesso ha annunciato 1350 licenziamenti entro il 2018: 120 a None, 800 a Carinaro, provincia di Caserta e il resto ad Albacina, Ascoli Piceno.
Una storia gloriosa e un lento declino
Negli anni '60 la torinese Indesit occupava fino a 6.000 persone nel solo stabilimento di None e altri 6.000 negli altri otto stabilimenti italiani. Negli anni novanta, dopo l'acquisizione da parte del marchigiano Merloni, divenne il secondo marchio europeo nella vendita di elettrodomestici dopo la svedese Electrolux. La produzione venne progressivamente spostata all'estero. Nel 2004 la metà della produzione avveniva fuori dall’Italia e solo un sesto dei tre miliardi di fatturato era prodotto in Italia. Ancora nel 2007 resistevano in 630 tra operai e impiegati. Nel 2009 l’Indesit annunciò la chiusura dello stabilimento di None, che poi non si verificò. In realtà, si trattava di un rinvio perché nell'aprile 2012 l'azienda confermava di voler spostare interamente la sua produzione in Polonia. Una doccia fredda per i 380 lavoratori rimasti: cassa integrazione per 360 lavoratori. A nulla valsero le proteste, i sit-in, i tavoli istituzionali con i ministri dello sviluppo economico che sono seguiti negli anni.
«Le delocalizzazioni cominciano sempre allo stesso modo - dichiarava Pino Lo Gioco, sindacalista Cgil, nell'aprile 2012 ai microfoni di Rbe - Ma se guardiamo alla Germania, dove la Bosch domina, vediamo che lì i manufatti sono prodotti in Germania. Bisogna produrre in Italia». Parole al vento se consideriamo gli sviluppi e la realtà attuale.
Epilogo finale?
Nel 2014 Merloni cedeva l'intera proprietà di Indesit al gruppo americano Whirlpool che con Electrolux si contende il primato di produzione mondiale di elettrodomestici e qualche buon segnale era arrivato. Whirlpool aveva mantenuto il centro di ricerche sulle lavatrici a None.
Poi l'annuncio a ciel sereno giovedì 16 aprile: 1350 esuberi, chiusura di None e licenziamento dei suoi 120 lavoratori. I sindacati si sono affrettati a convocare un tavolo con l'azienda. Ma lunedì 20 aprile il tavolo è saltato ancor prima di iniziare. L'azienda ha confermato gli esuberi e i sindacati se ne sono andati. E adesso interverrà il governo.
«Ora abbiamo indetto 12 ore di sciopero per contrastare le chiusure – dichiara oggi Pino Lo Gioco – Questa è la nostra prima risposta. Il 27 aprile dovremmo avere l'incontro al Ministero e entreremo nei dettagli del nuovo piano dell'azienda per convincerli a scongiurare i tagli. Anche perché il piano prevede investimenti per 500 milioni di euro, che non sono pochi. In sostanza l'azienda ci ha detto, “se voi ci convincete che non chiudendo i siti produttivi in Italia noi torneremo comunque ad essere competitivi e leader nel settore, potremmo ascoltarvi”. Anche se None è meno visibile di Caserta noi lo difenderemo». 
Intanto nei prossimi giorni a None ci sarà una manifestazione davanti allo stabilimento con i sindaci del territorio e la Regione «per sottolineare l'importanza di mantenere in vita il sito produttivo e proseguire l'attività lavorativa», ha dichiarato Cristina Maccari della Fim Pinerolo che ha partecipato a un'assemblea in fabbrica. «Abbiamo spiegato ai lavoratori – ha aggiunto Maccari - le ragioni della rottura della trattativa con l'azienda e lo spostamento della trattativa al Ministero dello Sviluppo economico in quanto in quella sede l'azienda ha firmato un piano industriale e il Governo si è fatto garante della sua realizzazione».