Morti alle frontiere dell’Ue. Ci sono delle alternative!

Roma. Conferenza internazionale organizzata dalla Commissione delle chiese per i migranti in Europa e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia

È in corso a Roma la Conferenza internazionale dal titolo «Morti alle frontiere dell’Unione europea – Ci sono delle alternative!». Partecipano all’iniziativa, organizzata dalla Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme) e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), esponenti di chiese, della società civile e del mondo della politica, italiani ed europei.

«Il tema della conferenza – afferma Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti della Fcei – è purtroppo la tragica attualità che viviamo da anni: le frontiere, dove sono in gioco ogni giorno le vite di migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà, come abbiamo visto anche in questi ultimi giorni. A furia di guardare tragedie che si susseguono incessantemente, si perdono le forze, e quando le morti si ripetono, esse diventano invisibili. Di fronte alle tragedie quotidiane che segnano la storia dei flussi migratori della nostra epoca e al rischio di una loro normalizzazione, come chiese europee vogliamo rafforzare il nostro impegno, la nostra testimonianza e la nostra cooperazione per costruire insieme alternative all’esclusione, alla violenza e alla morte. E vogliamo, nel dialogo con le istituzioni, essere responsabilmente portatori di un cambiamento radicale nelle politiche migratorie che fino ad oggi hanno delineato un’Europa sempre più chiusa e ostile».

Secondo gli esperti ecclesiastici di migrazioni le misure europee finora messe in campo per rispondere al crescente aumento degli arrivi di migranti e rifugiati sono sbilanciate a favore del controllo e della protezione dei confini dell'Unione Europea (UE), mentre la questione di un accesso sicuro alle persone bisognose è lasciata agli Stati membri dell’Unione europea del Sud, in particolare l’Italia, la Grecia e la Spagna, Cipro e Malta. Di qui la necessità di far diventare realtà l'idea di corridoi umanitari attraverso i quali far giungere in sicurezza in Europa coloro che cercano rifugio e protezione nel nostro continente.

Pertanto, nel corso della Conferenza verrà ufficialmente avviato «Safe passage», un progetto delle chiese in tutta Europa, coordinate dal Ccme, che mira all’istituzione di un corridoio umanitario, quale nuovo strumento a tutela dei migranti più vulnerabili. A lungo termine, il progetto mira a cambiare la politica europea in materia di asilo e migrazione in modo che i rifugiati e gli immigrati non debbano più ricorrere a viaggi pericolosi attraverso le frontiere dell’UE.

Il Convegno si è aperto ieri, lunedì 23 febbraio alle 15, presso la sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica (piazza Capranica 72), con gli interventi del senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione del Senato per la protezione e la promozione dei diritti umani; del pastore Massimo Aquilante, presidente della Fcei, e di Doris Peschke, segretaria generale del Ccme. Tra gli altri sono intervenuti anche: Lapo Pistelli, vice ministro agli Esteri; Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir).

Nella giornata di oggi invece i lavori proseguono presso la chiesa evangelica luterana di via Toscana 7, con gli interventi di: Paolo Naso, coordinatore della Commissione studi della Fcei, che illustrerà il progetto Mediterranean Hope; Mussi Zerai, dell’agenzia Habeshia; esponenti di chiese e associazioni provenienti dalla Spagna e dalla Grecia che illustreranno la situazione dei rispettivi paesi.

Fonte: Fcei

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