Tutti siamo stati esuli

Un incontro a Torre Pellice ha messo a confronto le storie dei valdesi del Seicento e quelle dei profughi che oggi scappano dalla guerra

«Ci furono diverse di queste povere genti che morirono tra le due porte della città. E che trovarono la fine della loro vita all'inizio della loro libertà. Altri erano così travolti dalle malattie e dai dolori che credevamo che dovessero morire da un momento all'altro. La maggior parte era nuda e senza scarpe e portava i segni così profondi dell'estrema miseria che anche il cuore più insensibile ne sarebbe stato penetrato da un vivo dolore...».

«Io facevo l'aiuto cuoco ma venivano continuamente persone in divisa e mascherate a minacciarci e a prenderci i soldi. Non ho potuto fare altro che fuggire. Sono andato verso la Libia. Anche qui mi hanno minacciato ed eravamo in balia dei malviventi. Poi mi hanno messo a forza su un barcone, servivo da contrappeso alla barca. Abbiamo viaggiato per tre giorni senza cibo, alcuni sono morti, alla fine siamo arrivati e siamo stati accolti... Ma non sapevamo dove stavamo andando».

Sono due racconti, quelli sopra, distanti fra loro quasi 330 anni, legati a momenti storici molto differenti eppure il loro incontro è avvenuto sabato 14 febbraio a Torre Pellice: l'occasione è stato l'appuntamento «Esiliati e profughi - Un itinerario laico fra diritto ad esistere e libertà», organizzato dalla Fondazione Centro Culturale Valdese e dal Comune di Torre Pellice.

 

 

 

A raccontare è stato, da un lato, Davide Rosso, direttore del Ccv, che ha riportato alcune delle testimonianze e dei documenti del 1686-87 inerenti la prigionia e l'esilio dei valdesi a seguito degli editti emanati dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia, e dall'altro sette ragazzi richiedenti asilo provenienti dal Mali, che hanno portato la loro recente esperienza di vita. Un incontro di narrazioni, che è stato introdotto dall'assessora di Torre Pellice Maurizia Allisio: un momento di scoperta reciproca e di interazione con il pubblico, che ha preso la parola ponendo domande e dialogando con i ragazzi accolti dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), gestito dalla Diaconia valdese con il Comune di Torre Pellice.

Un momento di scambio, e non una conferenza, con i diritti e la libertà che fin da subito sono venuti in primo piano, anche perché prima erano negati e ora attesi. Un ottimo momento introduttivo dal punto di vista della cittadinanza, guardando verso il 17 febbraio, ma soprattutto di crescita nell'ottica di quella che, in un incontro altrettanto stimolante su diritti e libertà tenutosi venerdì mattina a Pinerolo, al liceo Porporato, gli studenti hanno definito «la responsabilità di fare capire agli altri che si è diversi». Già, perché la capacità di cogliere le differenze è legata all'informazione reciproca che si ha ed è funzionale allo riempire di un senso “sempre aggiornato” valori fondanti come quello della “libertà”, prima che questi diventino delle scatole vuote.

Sabato non è stato un esercizio di stile ma un mettere in azione queste idee. L'incontro con l'altro non passa attraverso un semplice saluto per la strada, ma nell'ascolto delle storie che questa persona ha da raccontare e che ne formano l'esistenza; allo stesso modo il semplice arrivare in un luogo non significa esservi inseriti: solo quando l'ascolto delle differenze in campo sarà possibile allora le diffidenze saranno superabili e il cammino comune potrà iniziare.

La speranza per i valdesi del 1687 era quella di poter riacquistare il diritto a esistere sulle proprie terre; per i ragazzi del Mali che hanno parlato la speranza è quella di poter avere le carte in regola, un lavoro, la possibilità di vivere una vita autonoma. Certo le due situazioni sono diversissime (c'è una distanza di 327 anni), ma sul piatto oggi come allora c'è la libertà e la dignità delle persone, la possibilità di scegliere e in definitiva di essere una persona in senso pieno. A monte, come hanno sottolineato i ragazzi maaliani, c'era però la necessità di porre in salvo la propria vita, prima dalla guerra e poi nel viaggio, e questo per loro è un primo obiettivo ormai raggiunto: da qualche mese è iniziata per loro la seconda parte del viaggio.

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