L’annuncio della grazia prima di tutto

Un giorno una parola – commento a I Tessalonicesi 5, 14

Il Signore disse a Salomone: «Chiedi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Dà al tuo servo un cuore intelligente perché io possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male». I Re 3, 5; 9

Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti. I Tessalonicesi 5, 14

Tutte le epistole del Nuovo Testamento sono costruite in base a una struttura riconoscibile: prima la parte più teologica e poi quella esortativa. Utilizzando una diversa chiave di lettura più teologica: prima l’evangelo e poi la legge. La legge, allora, si presenta a noi come atto di accusa che ci porta a chiedere perdono per non averla adempiuta e poi, dopo l’annuncio del perdono, come indicazione positiva da seguire, come esortazione. Prima l’indicativo dell’annunzio della grazia, poi l’imperativo etico dell’obbedienza della fede.

Il versetto indicato per questo giorno dal Lezionario ha una caratteristica: ci presenta diversità di esortazioni per casi specifici (per i disordinati, gli scoraggiati e i deboli) e poi una esortazione generale (rivolta a tutti). Quasi a dirci che l’obbedienza della fede trova applicazione nei casi specifici, e in quelli generali. I due tipi sono complementari, ma devono essere distinti, affinché la parola possa ricevere attenzione.

L’esortazione del nostro testo parla di ammonire i disordinati, di confortare gli scoraggiati e di sostenere i deboli: le diverse situazioni non devono essere confuse. Ad ogni situazione di vita deve corrispondere una esortazione specifica. Così una esortazione generica, valida per tutti, non aiuta chi l’ascolta quando vive con un suo problema particolare. Similmente una esortazione specifica rivolta a tutti non lascia alcuna traccia negli ascoltatori. In questi casi l’annuncio dell’evangelo diventa moralismo spicciolo. E di questo siamo responsabili dinanzi al Signore.