La vita puntellata

Uno sguardo sull’Aquila in occasione dell’apertura del Centro Tempera

Sabato 15 è stato inaugurato il centro polifunzionale di Tempera, frazione dell’Aquila, sorto anche grazie al contributo dell’Otto per mille valdese. Il centro si propone come spazio di aggregazione e come punto di riferimento per una zona di alloggi privati in cui sorge soltanto una scuola dell’infanzia. Abbiamo parlato con il vicemoderatore della Tavola Valdese Luca Anziani, presente all’inaugurazione, che ci ha anche raccontato di una città che, ancor prima degli edifici, fatica a ricostruire se stessa.

Come è andata l’inaugurazione?

«Una giornata impressionante, in senso positivo. Dopo anni dal terremoto siamo riusciti ad arrivare all’apertura di una struttura molto significativa per la frazione di Tempera e per tutta la città dell’Aquila, grazie soprattutto al lavoro dell’associazione culturale che si occupa soprattutto di infanzia. Ci sono voluti diversi anni, prima di tutto perché si è costruita una struttura da zero, e poi perché le pratiche burocratiche hanno rallentato il tutto. Quella giornata è stata un modo per vedere concretamente come il nostro Otto per mille può essere di sostegno alle persone ma anche un momento di testimonianza: molti hanno chiesto chi sono i valdesi, in cosa credono e perché hanno costruito qualcosa in un posto dove i valdesi non ci sono. La gratitudine è stata sorprendente, ci è stato detto che senza il nostro aiuto la struttura non sarebbe sorta. Ma ancora più importante è l’accoglienza e la vicinanza che siamo riusciti a far sentire loro».

Quello che è sorto è l’unico centro di aggregazione nella frazione? Perché è così significativo?

«Nella frazione di Tempera sono state ricostruite delle abitazioni private e una scuola dell’infanzia. Nient’altro. Non c’era un luogo dove ricostruire i legami della vita di tutti i giorni, aspetto importante come il pane e il tetto. Ora esiste un luogo fisico, laico e plurale, dove potersi incontrare. Durante la cerimonia il sindaco ha raccontato che l’edilizia privata ha avuto maggiori finanziamenti e va avanti, mentre quella pubblica è quasi completamente bloccata. Ad esempio ci sono grossi problemi per quanto riguarda le scuole. Anche se i riflettori si sono spenti, molte zone della città sono come subito dopo il sisma».

Perché si fatica a ricostruire?

«Il problema è soprattutto economico, non arrivano i finanziamenti pubblici che sono promessi perché il patto di stabilità crea forti vincoli, anche in luoghi come l’Aquila dove evidentemente l’emergenza dovrebbe dare un valore in più. Invece è come se la città non fosse più nel capitolo emergenziale del paese. L’altro problema è quello della difficoltà che hanno i singoli sindaci con le proprie comunità a ripensare la città. Per esempio, molti cittadini vorrebbero che le scuole si ricostruissero negli stessi posti di prima, in ogni quartiere, cosa difficilissima, infatti si sta cercando di costruire una rete di scuole, con un senso diverso. Ma la gente fa fatica a ripensarsi da zero».

Come ha trovato la città?

«La città è puntellata. Vedere le case, le strutture, i luoghi pubblici puntellati è come se la propria vita non avesse una certezza, una sicurezza. Il comune ha l’obiettivo di raggiungere i 90 mila abitanti in città, contro i 70 mila attuali, ma per farlo bisogna creare nelle persone la sicurezza di appartenere a una comunità, e questi segni del degrado post terremoto fanno sentire instabile la vita dei singoli».

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